A Pechino in scena la parata dell’asse anti-Occidente

Il 3 settembre la Cina celebrerà l’80esimo anniversario della resa del Giappone. Accanto al presidente Xi Jinping siederanno anche Vladimir Putin e Kim Jong Un
La bandiera cinese - © www.giornaledibrescia.it
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ll 3 settembre Pechino celebrerà l’ottantesimo anniversario della resa del Giappone e della fine della Seconda guerra mondiale con una grande parata militare in Piazza Tiananmen. L’evento, già di per sé pensato come dimostrazione della potenza nazionale cinese e della sua centralità nella memoria storica asiatica, quest’anno assume un significato del tutto particolare: accanto a Xi Jinping siederanno infatti Vladimir Putin e Kim Jong Un.

La presenza simultanea dei tre leader non è soltanto un dettaglio di protocollo, ma un gesto politico dal valore simbolico enorme. In un momento di forte tensione internazionale, l’immagine di Xi, Putin e Kim affiancati nella cornice spettacolare della piazza più iconica della Cina moderna si traduce in un messaggio diretto e inequivocabile all’Occidente: nonostante sanzioni, isolamento e condanne diplomatiche, esiste un fronte alternativo che non solo resiste, ma si mette in mostra.

Quella che formalmente è una commemorazione della vittoria del 1945 diventa un palcoscenico geopolitico. La Russia, impegnata nella guerra in Ucraina e sotto la pressione delle sanzioni, coglie l’occasione per mostrare che non è isolata e che può ancora contare su partner di peso. La Corea del Nord, che in passato ha già avuto momenti di grande visibilità internazionale, sfrutta invece la ribalta di Pechino per riaffermare la propria centralità in una fase di crescente cooperazione con Mosca. Per la Cina, accogliere insieme Putin e Kim significa ribadire la capacità di trattare con attori controversi, conferendo loro visibilità internazionale e affermando al tempo stesso la propria autonomia strategica.

La convergenza tra questi tre attori non nasce da una visione comune del mondo, quanto piuttosto da una coincidenza di necessità. Mosca ha bisogno di armi, munizioni e sostegno politico per continuare a resistere alla pressione militare e diplomatica dell’Occidente. Pyongyang, che fornisce missili, munizioni e truppe alla Russia, cerca in cambio tecnologia avanzata e appoggio diplomatico.

Pechino, pur consapevole della scomodità di tali alleanze, considera utile la costruzione di un asse visibile con Mosca e Pyongyang per sottolineare la narrativa della multipolarità e mettere in difficoltà la strategia americana di contenimento. Il risultato è una solidarietà di circostanza, che tuttavia produce effetti concreti: la legittimazione reciproca dei tre leader, la possibilità di rafforzare scambi militari e tecnologici, la costruzione di un’immagine di compattezza che ha valore politico ben oltre l’Asia.

Non mancano però i rischi. La vicinanza di Xi Jinping a Putin e Kim potrebbe rafforzare l’immagine della Cina come attore revisionista, pronto a schierarsi apertamente in un fronte autoritario che sfida l’ordine internazionale liberale. Ciò potrebbe aggravare ulteriormente i rapporti già difficili con Stati Uniti ed Europa, soprattutto in un momento in cui Bruxelles discute nuove misure commerciali contro Pechino e Washington cerca di consolidare alleanze indo-pacifiche per contenere la proiezione cinese.

Vladimir Putin insieme a Kim Jong Un - Foto Epa / Ansa © www.giornaledibrescia.it
Vladimir Putin insieme a Kim Jong Un - Foto Epa / Ansa © www.giornaledibrescia.it

Per anni la Cina ha giocato la carta dell’ambiguità strategica, presentandosi come mediatrice, interlocutore responsabile, potenza globale interessata alla stabilità, pur senza abbandonare del tutto i partner più problematici. L’invito a Kim Jong Un rischia però di restringere questo spazio di manovra e di rafforzare l’idea, sempre più diffusa, che Pechino abbia scelto una collocazione netta.

La portata simbolica di questo evento si estende anche alla penisola coreana. La Corea del Nord potrà rivendicare di non essere più relegata al ruolo di «paria internazionale», ma di poter sedere ancora accanto alle grandi potenze nonostante le sanzioni. Questo riconoscimento politico, per quanto in gran parte formale, alimenta la fiducia del regime nella propria capacità di resistere e potrà favorire ulteriori irrigidimenti.

Non è un caso che Pyongyang abbia accelerato negli ultimi mesi lo sviluppo di missili balistici e sistemi nucleari più sofisticati, mentre rinsaldava la cooperazione con Mosca. La visibilità offerta dalla Cina alla leadership nordcoreana rafforza dunque la percezione, a Seoul e a Washington, che la prospettiva della denuclearizzazione sia ormai definitivamente archiviata e che il regime di Kim stia rafforzando ulteriormente il proprio spazio d’azione internazionale.

Il presidente cinese Xi Jinping - Foto Epa / Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il presidente cinese Xi Jinping - Foto Epa / Ansa © www.giornaledibrescia.it

La parata militare di Pechino, dunque, non è soltanto un atto di memoria storica. È un tassello di una strategia più ampia con cui la Cina intende mostrare al mondo di avere partner, alleati e interlocutori anche tra i più contestati a livello internazionale. Putin e Kim, a loro volta, ottengono visibilità e riconoscimento che vanno ben oltre il mero gesto cerimoniale.

Sullo sfondo, si consolida l’immagine di un mondo diviso, in cui a un Occidente compatto si oppone un fronte eterogeneo ma visibile, pronto a rivendicare la propria legittimità. Per molti osservatori occidentali sarà la prova definitiva che il sistema internazionale sta entrando in una fase di polarizzazione sempre più marcata, in cui la parata di Tiananmen non celebra solo il passato, ma anticipa scenari di futuro confronto.

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