Chi non ha niente da dire bisbiglia forte

Monica ha 56 anni, un marito e quattro figli, quando le viene diagnosticato un tumore. Non è mai una bella notizia, ma la situazione particolare di Monica rende la diagnosi una minaccia concreta alla sua sopravvivenza. È una spiacevole sorpresa: Monica non aveva alcun sospetto e scopre il cancro solo perché partecipa a uno screening proposto dalla Regione. I figli li ha avuti presto. Due vivono già fuori casa, ma con i due che ancora coabitano il rapporto è in continua ridefinizione e infarcito di tensioni. Una, in particolare, non trova nel mondo lo spazio che vorrebbe e la sua frustrazione è un’eco infausta sotto il tetto comune.
Quando esce dal primo colloquio con il medico, Monica fa una lunga camminata per raccogliere le idee. Prima annuncia la cupa novella al marito e poi mette al corrente tutti i figli, dettando la linea: niente allarmismi, ne uscirà. Non è convinta che sia vero, ma pensare il contrario la terrorizza. Da lì in avanti, a chiunque le chieda come sta risponde in una sola maniera: «Benissimo». Mentre dice questo, i pensieri prendono la direzione contraria. Guarda il mondo con occhi diversi. Se davvero le resta poco da vivere, non vuole portarsi nella tomba la convinzione di aver accettato un ripiego.
Ne parla con il marito e lui ne conviene: si sono adeguati senza convinzione a una vita che non ha saputo seguire percorsi nuovi. Gli piacerebbe tenerla lì, ma più che altro per paura di che cosa le potrebbe succedere se non fosse in casa. Monica apprezza, ma sa che lontano da lì sarebbe nelle mani migliori: le proprie. Il marito i figli li sa gestire. Sono tutti grandi, via.
Un giorno rientra dalle terapie e si prepara una valigia con l’essenziale. Va a casa di un’amica che si è separata da poco: è la sua migliore amica, quella che vuole accanto. Lei le apre la porta senza resistenza. Monica si trova in limine alla propria famiglia, abbastanza fuori da poterla amare, abbastanza dentro da poter rinnovare quel che si può salvare, solidamente piantata in un affetto gratuito. Contro ogni aspettativa, la chemio è efficace. Monica si trasforma di pari passo con il proprio corpo. Guarisce, ma non torna indietro.
La gente chiacchiera a sfinimento: se ne è andata, vive a casa di un’amica, è lontana dai figli… le lingue lunghe prendono crampi ma non tacciono. Quando ne sente il brusio, Monica ne è estasiata: ammira la facilità con cui la gente sana misura la morte degli altri, studia la precisione del bilancino con cui si misurano le azioni altrui, compiange la sicumera di chi vive solo di certezze. Monica sta continuando le cure ed è convinta di reggerle grazie al fatto di aver fatto pulizia nella propria vita. Bisognerebbe ogni tanto ripulire o anche solo togliere la polvere.
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