Che cosa succede nel Conclave

Per quanto risulti difficile immaginarlo, quello che sta accadendo in questi giorni nel Conclave non è solo o principalmente un affare di geo-politica connesso al cattolicesimo. Sebbene tanti mezzi di informazione (compresi film e serie tv recenti) ce la mettano tutta a distrarre l’attenzione di noi che ci troviamo «fuori tutti» dalla Sistina, chi si trova all’interno crede (o si può legittimamente supporre che creda) stia avvenendo qualcosa di connesso alla volontà di Dio, che si è pienamente rivelato in Gesù Cristo.
Per comprendere questa dimensione teofanica connessa al Conclave, basterebbe pensare alla formula con la quale ogni cardinale è chiamato a depositare il suo foglietto con il nome del futuro papa nell’urna dell’elezione: «Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto».
Il senso di questa formula è inconcepibile senza far riferimento a due principi teologici propri del cattolicesimo: la successione apostolica e, di conseguenza, la successione petrina. Di cosa si tratta? Per comprenderlo è necessario riferirsi a sant’Ireneo di Lione (II secolo d.C). Al tempo in cui è vissuto ci si domandava (così come alcuni se lo domandano anche oggi) dove stia la verità dell’annuncio cristiano.
In particolare, nell’epoca di Ireneo, c’erano i predicatori gnostici, secondo i quali il messaggio cristiano era riservato a pochi eletti che lo avrebbero compreso a pieno solo aumentando il loro livello esoterico di conoscenza. Per lo gnosticismo, in sostanza, il Vangelo di Cristo non era a favore di tutti, di ogni uomo e di ogni donna: la salvezza era riservata solo agli «intelligentoni» illuminati, per dir così.
Di fronte a questa visione dell’annuncio cristiano, Ireneo, nel suo testo «Contro le eresie» propone il principio di successione apostolica, secondo il quale la verità del Vangelo è garantita dalla catena di elezione dei vescovi a partire dagli Apostoli. Questo principio della Tradizione cristiana trova espressione anche nelle Sacre Scritture, quando san Paolo specifica di annunciare quello che, a sua volta, ha ricevuto da Pietro e, quindi, dagli apostoli (1 Cor 8, 1-ss).
Con il tempo, a partire da papa Damaso I (il primo papa a ricevere il titolo di Sommo Pontefice romano), la successione apostolica si è sempre più connessa all’elezione papale e si è poi espressa concretamente, dal Medioevo in avanti, tramite il Conclave e la sua evoluzione.
Per queste ragioni, al di là dei triviali discorsi intorno ai cardinali «preferiti» o alle scommesse del «fantapapa», ciò che con solennità sta accadendo nel Conclave, ed è osservato ancora una volta con grande curiosità da tutto il mondo, è il mistero dell’elezione di chi, qui sulla terra, è il successore di Pietro (e non solo di Francesco), garante della verità dell’annuncio cristiano e dell’unità della Chiesa, secondo la quale la salvezza di Cristo è qualcosa di offerto gratuitamente e senza merito a tutti i cuori in pena di ogni tempo disponibili ad accoglierla.
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