Opinioni

Caso Ustica, nuove speranze grazie all’apertura di parigi

Giorgia Meloni ha sbloccato con Macron il pluridecennale impasse. A sollecitarla è stata è Daria Bonfietti, presidente dell’associazione delle vittime
Marco Frittella

Marco Frittella

Editorialista

Il relitto del DC-9 ricostruito nell'hangar di Pratica Di Mare - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il relitto del DC-9 ricostruito nell'hangar di Pratica Di Mare - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

La disponibilità delle autorità francesi, dopo anni di silenzio e di dinieghi rivolti alla magistratura e a vari governi italiani, a trasmettere le carte in loro possesso riguardanti la strage di Ustica, contiene due elementi importanti. Il primo, ovviamente è un contributo che potrebbe rivelarsi determinante alla ricerca della verità sia giudiziaria che storica; l’altro è il fatto che il cambio di atteggiamento di Parigi è frutto di una iniziativa della presidente Meloni presso Emmanuel Macron su richiesta dell’associazione delle vittime che dei partiti dell’opposizione, e dunque segnala l’unità politica del Paese cui non poco ha contribuito in tutti questi anni la parola di Sergio Mattarella.

Il Capo dello Stato che non si è mai stancato di chiedere che sia resa giustizia a quegli 81 nostri concittadini di cui 11 bambini, che alle 20.59 del 27 giugno 1980 si inabissarono nelle acque del Mar Tirreno tra Ustica e Ponza a bordo del DC-9 Itavia partito in ritardo da Bologna alle 20,10 e diretto a Palermo Punta Raisi. Sono passati quarantasei lunghi anni durante i quali sono stati eretti «muri di gomma», per citare il titolo dell’incessante indagine giornalistica di Andrea Purgatori, finalizzati a non rivelare la verità perché lo impediva la ragion di Stato, di vari Stati alleati e di varie forze armate comprese le nostre.

I resti del DC-9 trasportati da un camion dei Vigili del fuoco - Foto Ansa/Carlo Ferraro © www.giornaledibrescia.it
I resti del DC-9 trasportati da un camion dei Vigili del fuoco - Foto Ansa/Carlo Ferraro © www.giornaledibrescia.it

Si ricorderanno le ipotesi improbabili – il cedimento strutturale, la bomba nella toilette dell’aereo – che tendevano a depistare le indagini: ormai però è acclarato che quella notte nei cieli del Mediterraneo ci fu una battaglia aerea che con ogni probabilità aveva per obiettivo il dittatore libico Gheddafi, una battaglia in cui malauguratamente si venne a trovare proprio il DC-9 all’ombra del quale si «nascondeva» un Mig libico.

Delle responsabilità di francesi, americani, britannici da subito si parlò, ma non vennero mai provate, le bocche rimasero cucite, documenti come piani di volo e registrazioni radar secretati o spariti, diversi testimoni di quella notte vittime di incidenti tanto mortali quanto misteriosi. Nel 2008, poco prima di morire, Francesco Cossiga in una intervista disse una cosa finalmente chiara puntando il dito contro i francesi e un loro caccia.

Qualche anno più tardi, nel 2023, fu un altro ex presidente del Consiglio, Giuliano Amato, a chiamare in causa le forze armate di Parigi: la presenza mai ammessa in quel quadrante delle portaerei Foch e Clemenceau, l’improvvisa attività notturna dei Mirage decollati dall’aeroporto militare còrso di Solenzara, anche questa mai confermata nonostante la testimonianza di un nostro generale dei Carabinieri che si trovava proprio a Solenzara in vacanza, il recupero dei resti del DC-9 affidato ad una società specializzata rivelatasi legata ai servizi segreti francesi.

Ma queste tardive ammissioni dei nostri governanti dell’epoca non riuscirono a portare il complicatissimo iter giudiziario a mettere un punto, ad evitare che tutto finisse nel nulla, inghiottendo la istruttorie del giudice Priore e le assoluzioni dei generali dell’aeronautica italiana accusati di aver depistato le indagini. Tant’è che la Procura di Roma stava per archiviare la pratica.

Terminale della coda dell'aereo - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Terminale della coda dell'aereo - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

E invece, ora la Francia dichiara di essere pronta a squarciare il velo delle menzogne e delle mezze verità. È Giorgia Meloni che ha sbloccato con Macron il pluridecennale impasse, è Daria Bonfietti, presidente dell’associazione delle vittime, ad aver premuto sulla presidente del Consiglio perché si evitasse l’archiviazione dell’ultimo filone di inchiesta. C’è chi giustamente avverte che non è detto che nelle carte che arriveranno a Roma ci sia davvero la verità dei fatti, però possiamo sempre sperarlo, e nel frattempo constatare quanto sia provvidenziale la collaborazione tra gli Stati, ancorchè tardiva, e la solidarietà europea di fronte ai troppi misteri che hanno insanguinato il ‘900.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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