Brescia perde la Corte Tributaria, spending review calata dall’alto

I grandi imperi si sono sempre retti sulla capacità di gestire territori vasti attraverso una rete capillare di funzionari efficienti. Il raccordo tra periferia e cuore della macchina statale è sempre stato determinante: che si trattasse di province romane o satrapie persiane, una presenza locale ben marcata della macchina statale nelle sue varie declinazioni ha sempre fatto la differenza.
Gli Stati moderni sono organismi certo differenti, più complessi in cui il difetto di rappresentatività delle singole piazze nelle aule decisionali è di fatto strutturale. E così le tecnologie che hanno polverizzato tempi e distanze, finiscono con l’essere un ulteriore elemento di variabilità. Premessa utile ad inquadrare una situazione che resta per molti aspetti incomprensibile, vale a dire la decisione del Ministero dell’Economia di sopprimere la sede bresciana della Commissione tributaria, accorpandola a quella di Bergamo.
L’auspicio è che le interrogazioni dei parlamentari bresciani già annunciate concorrano se non a invertire la rotta, quantomeno a fornire una chiave interpretativa valida.
Questa difficilmente si trova persino passando alla lente le numerose tabelle statistiche del Mef che analizzano le performance delle 103 Commissioni di giustizia tributaria territoriali: se da queste in termini di efficienza Brescia potrebbe risultare parzialmente in difetto rispetto a Bergamo (a fronte di carenze di organico più gravose), lo stesso principio non pare applicabile per spiegare altri degli accorpamenti immaginati (quelli destinati a ridurre a 34 le sedi complessive). Senza contare che Brescia è sede di Corte d’appello e vanta volumi assoluti di contenzioso e operatori ben superiori a quelli orobici.
Se è vero che le udienze telematiche agevolano professionisti e magistrati nella composizione delle vertenze al di là delle distanze fisiche, appare probabilmente più facile ipotizzare che per la cugina Bergamo sia risultata premiale la sua vicinanza a Milano. L’essere, insomma, nell’orbita della città metropolitana e più prossima alla Corte di secondo grado meneghina potrebbe aver inciso.
Resta un dato, che vale per la giustizia tributaria come per la sede di Bankitalia: spending review calate dall’alto e percepite dal territorio come imposizioni fastidiose e sminuenti allontanano le periferie. A partire dalla nostra - indispettita per consapevolezza di valore, orgoglio e ambizioni molto più che legittimi -, alla quale tuttavia con buona probabilità, in tempi più o meno dilatati, potrebbero aggiungersene molte altre, lasciando come antenne remote di Roma i soli capoluoghi di regione. Le satrapie del terzo millennio.
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