Opinioni

La bibbia alle Medie tra intenti e limiti

Fa discutere la proposta di riforma del ministro dell’Istruzione Valditara
Luciano Pace
Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Qualche giorno fa il ministro Valditara ha avanzato alcune proposte di riforma del piano di studi per le Scuole Secondarie di I grado, le vecchie Medie. Fra queste proposte c’è anche l’introduzione dello studio della Bibbia. Come valutare quanto prospettato dal Ministro?

Cominciamo col notare che lo studio della Bibbia, orientato alla conoscenza di uno dei grandi codici di senso della civiltà europea ed italiana in particolare, non è affatto problematico. Molto del nostro patrimonio culturale (letterario, filosofico, artistico, ecc...) è incomprensibile senza riferimento a questo codice.

Ciò che potrebbe risultare problematico è il come strutturare tale insegnamento. A chi affidarlo, per esempio? A teologi biblisti? Non è possibile: in Italia la Teologia non è un sapere legittimo riconosciuto dallo Stato. Seconda ipotesi: agli insegnanti di Religione Cattolica? Di per sé la formazione adatta al compito l’avrebbero, ma della Bibbia si occupano già nel loro insegnamento, visto che nel 2010 e nel 2012 il Ministero dell’Istruzione e la Conferenza Episcopale Italiana (Cei) hanno approvato Obbiettivi di Apprendimento scolastici per l’Insegnamento della Religione Cattolica (Irc) specificamente dedicati all’area biblica.

Si potrebbe prevedere, come per Educazione Civica, un monte ore annuo da affidare a tutto il consiglio di classe? Infondo, gli insegnanti di Lettere, di Storia, di Storia dell’arte, di Filosofia, e così via trattano già della Bibbia alla luce delle loro discipline. In questo caso, dove sarebbe la novità rispetto a quanto già si fa, se non nell’aumentare ancora una volta il carico di lavoro di tutti gli insegnanti (ovviamente senza relativi compensi aggiuntivi)?

In definitiva, perché non affidare questo insegnamento a chi sostiene, sulla scorta delle recentissime ipotesi di «paleo-astronautica» (così divulgate su alcune reti televisive), che la Bibbia parli degli alieni e non del Dio di Israele e dei cristiani? Così, la novità sarebbe assicurata, ma non sembra ciò che il Ministro intende proporre e meno male.

Come al solito, chi si occupa di politica, da destra a sinistra, dovrebbe concentrarsi sull’arte del «come» fare qualcosa, più che di quella del «che cosa» vada fatto. Chi abita la scuola ogni giorno, e non frequenta altre più lussuose aule, ha presente bene che quest’anno scolastico alcune nomine di insegnanti sono giunte dopo l’Epifania.

A questo punto, converrebbe prima calcolare bene le forze d’organico a disposizione e, solo in seguito, fare dei piani di riconquista di alcuni territori culturali, peraltro già in qualche modo presidiati in ambasceria. A meno di pensare, per restare alla Bibbia, che sia strategico affrontare i filistei da soli, come fece Davide in nome di Dio, facendo però bene i conti con una società che considera da tempo irrilevante la fede in Lui.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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