Nato sotto le feste, ma certamente non sotto una buona stella: il nuovo governo francese guidato da François Bayrou parte avendo di fronte a sé un futuro ancora più incerto di quello del predecessore Michel Barnier, sfiduciato dopo soli tre mesi, il periodo più breve nella storia della quinta Repubblica.
Quella che il presidente Macron ha affidato al neo-primo ministro centrista sapeva già di missione impossibile: allargare la coalizione di governo verso il centro-sinistra o quantomeno strappare al Partito Socialista la promessa di non votare la sfiducia. Missione fallita in partenza: dopo l’annuncio della composizione dell’esecutivo, il segretario del PS Olivier Faure ha dichiarato che nessuna delle condizioni poste per un patto di non-sfiducia è stata rispettata. In effetti, non c’è traccia della discontinuità richiesta rispetto ai governi precedenti: dei 35 ministri nominati lunedì scorso, 19 facevano già parte della squadra di Barnier e un terzo dei restanti aveva già ricoperto incarichi governativi sotto la presidenza Macron.




