Armani, un genio visionario che ha saputo illuminare le star

Se, visto il sequel attualmente in lavorazione con Meryl Streep e il cast originario, «Il diavolo veste Prada», è inoppugnabilmente stato Giorgio Armani a vestire il cinema: sia direttamente nelle scene di tanti film, sia rivoluzionando l’approccio delle star ai tappeti rossi di Oscar e altre kermesse della Settima Arte. Lo ha fatto fino all’ultimo, visto che Emanuela Fanelli, conduttrice dell’82esima Mostra d’arte cinematografica di Venezia che si conclude sabato 6 settembre, di lui ha sfoggiato all’arrivo in motoscafo al Lido un doppiopetto blu, bissandolo poi nel photocall sulla spiaggia dell’Excelsior con un completo grigio e top-gilet smanicato con ricami; e altro ancora.
Impossibile elencare «tutte» le occasioni in cui la produzione del grande stilista ha reso tutt'altro che marginale servizio di bellezza e classe sui set e lungo le passerelle degli eventi cinematografici. Fu seminale «American Gigolò» diretto e sceneggiato da Paul Schrader, in cui nel 1980, accanto a una top model e attrice come Lauren Hutton, sfavillava un Richard Gere 31enne aggiungendo il suo, di fascino, a quello degli abiti di scena studiati e forniti dall’atelier Armani.
Ed è iconica la sequenza in cui Julian, lo gigolò impersonato dall'attore, a torso nudo sparge sul letto camicie, cravatte e giacche cercando ispirazione d’abbigliamento. Con l’esordio in «American Gigolo» l’allure di King Giorgio, come fu ribattezzato, entrava nel più vasto immaginario cinefilo. E poiché sullo schermo «l’abito fa il monaco», il guardaroba di quel film ispirò altro: si pensi a Don Johnson e Philip Michael Thomas, dal 1984 all’89 detective assai stilés nella serie «Miami Vice».
Ma il couturier praticò anche direttamente quel ruolo da eccelso... wardrobe provider nel cinema. Infatti seguirono «Strade di fuoco» (1984); e Kevin Costner, Sean Connery e Robert «Al Capone» DeNiro agghindati in sintonia coi ruoli nel gangster-poliziesco «The Untouchables - Gli intoccabili» (1987) di Brian De Palma. E altre occasioni di cine-vetrina, magari limitate a singolo interprete: come l’abito di Christian Bale, smessa la tuta da Batman, ne «Il cavaliere oscuro» di Christopher Nolan (2008); e quelli di Cate Blanchett, con Robert Redford nel giornalistico «Truth: il prezzo della verità» di James Vanderbilt (2015) e di Jodie Foster, con Tom Cruise nel fantascientifico «Elysium» (2013) di Neill Blomkamp. E lo intrigava prestarsi anche a costumista: come in «Phenomena» (1985) di Dario Argento o in «Tina Live» (2009), music-doc con Tina Turner. Armani forniva il suo magico tocco pure a dive-tv: fra le altre, Simona Ventura conduttrice de «L’isola dei famosi» (2008).
Ma a King Giorgio si deve pure la rivoluzione d’abitudini delle star nel prepararsi alla passerella red carpet. Fino al 1990 «improvvisavano» da sé, con non rare cadute di stile. Quell’anno Jodie Foster – indirizzata da una nota pr hollywoodiana – fu... Armani-elegantizzata nel premiare Daniel Day-Lewis agli Oscar. Una magia spesso rinnovata, come nel 1992 con la statuetta per «Il silenzio degli innocenti» da lei ritirata in armaniani giacca lunga e pantaloni di perline. In tante l’hanno poi scelto per la Notte delle Stelle: Julia Roberts, Michelle Pfeiffer, Cate Blanchett, Anne Hathaway, Jessica Chastain, Charlize Theron e via brillando. Armani ha saputo... illuminare le star; forte della sua luce.
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