L’ambigua voglia di pace turca cela le ambizioni di Erdogan

Come nella guerra portata dalla Russia in Ucraina, il presidente turco Recep Erdogan pure in quella di Usa e Israele contro l’Iran, mantiene una posizione ambigua. In una preghiera per la fine del Ramadan, il 20 marzo, aveva sollecitato la distruzione di Israele per opera di Dio.
L’Erdogan politico è, tuttavia, ben più prudente. Invoca la pace. In un messaggio a un convegno internazionale svoltosi a Istanbul in questi giorni ha così concluso: «La Turchia manterrà con fermezza la sua posizione incentrata sulla pace, fondata sui valori umanitari e sulla giustizia, mobilitando tutti i mezzi a sua disposizione per contribuire a ricostruire la pace e la sicurezza non solo nella nostra regione, ma in tutto il mondo». Non ha esitato a chiamarsi fuori dalla guerra: «È nostra priorità tenere il Paese lontano da questa fossa di fuoco».
In due occasioni la Turchia è stata oggetto di attacchi missilistici iraniani (con Teheran a negare si trattasse di sue armi), ma la reazione è stata molto cauta, attenta a evirate coinvolgimenti diretti. Il rapporto della Turchia di Erdogan con l’Iran, questioni religiose a parte, non è mai stato idilliaco. È di tipo competitivo. Entrambi con aspirazioni ad assumere il ruolo di potenza regionale dominante.
Qualsivoglia saranno gli esiti della guerra, l’Iran ne uscirà indebolito e più isolato di quanto già non fosse prima del 28 febbraio. Senza colpo ferire o da colpo essere ferito, il Sultano vedrà così la propria posizione rafforzarsi. Di fronte alle monarchie del Golfo, anch’esse con ferite di guerra, ma pure al più vasto mondo musulmano. La sua posizione non è diversa da quella dei leader europei.
President Tayyip Erdogan said Turkey wouldn't get dragged into the war between Iran, Israel and the US, but that it was prepared for all threats after a third Iranian ballistic missile fired towards Turkey was intercepted pic.twitter.com/5ARqD4vAbc
— Reuters (@Reuters) March 13, 2026
Tuttavia, mentre questi si sono visti appioppare l’epiteto di «codardi», Erdogan non è stato oggetto di apprezzamento alcuno da parte di Trump. E così viceversa. Una forma di rispetto tra autoritarismi? Forse sì, ma vi è pure di mezzo la potenza militare turca: la seconda nella Nato. Trump non può rischiare di alienarsi chi è tanto potente e un Paese con tante basi Nato. La Turchia, pur perseguendo l’autonomia strategica, è dipendente dagli Usa per l’aviazione. Dispone degli F-16, ma è stata esclusa dal programma per gli F-35. Beccarsi non giova a nessuno dei due.
Le cautele di Erdogan hanno inoltre componenti interne. La questione curda innanzitutto. Se un Iran indebolito fa il gioco turco come potenza regionale, un «regime change» potrebbe dare maggior spazio politico alle comunità curdo-iraniane, con chissà quali ricadute su Iraq, Siria, per non menzionare la stessa Turchia. Poi vi è quella economica. Gli Emirati del Golfo sono un mercato per l’export e una fonte di investimenti. Hormuz è importante anche per la Turchia. Una crisi energetica, quando l’inflazione viaggia ancora sopra il 30 per cento, gli alienerebbe consensi.
Le elezioni presidenziali sono previste per il 2028, il rimanere fuori dalla guerra gli consente un maggior impegno, leggi repressione, nei confronti degli oppositori politici. Da un anno è in carcere Ekrem Imamoglu, deposto sindaco di Istanbul e candidato presidenziale. Nel frattempo, una ventina di sindaci del Partito repubblicano popolare ne ha seguito le sorti, mentre altri 400 funzionari sono sotto inchieste o processo. Da ultimo, Erdogan ha qualificato come «fanatici» 170 artisti, intellettuali, giornalisti per le critiche a un provvedimento governativo sulle attività religiose nelle scuole durante il Ramadan. La laicità vista come tradimento dell’identità turca.
Combinando sapientemente una neutralità pronta a rafforzare il ruolo egemone della Turchia sul Medio Oriente con una dilagante politica di delegittimazione degli oppositori, non dissimulando ambizioni da leader religioso, il Sultano-Califfo si prepara a cedere il potere a Recep Erdogan.
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