L’impegno della Loggia a sostegno del sindaco di Istanbul

«Non sono qui per essere giudicato, ma per essere punito». Sono le parole di Ekrem Imamoglu, sindaco di Istanbul fino al 23 marzo, quando è stato convalidato il suo arresto per diversi reati, tra i quali favoreggiamento al terrorismo in relazione al Pkk (il Partito dei lavoratori del Kurdistan) e corruzione. Imamoglu è attualmente in carcere e sotto processo, ma è (o era) anche il principale avversario politico del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. L’ex sindaco di Istanbul - eletto con il Partito popolare repubblicano - poco prima di finire in manette aveva infatti annunciato la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2028.
Che l’arresto di Imamoglu e la sua carcerazione siano punizioni lo pensano anche molti cittadini turchi, lo testimoniano le piazze che da marzo in poi spesso si sono riempite in segno di protesta contro il presidente Erdogan. E non sono mancate nemmeno le manifestazioni di dissenso di molti esponenti politici europei. Nei giorni scorsi una delegazione di Eurocities (un’organizzazione che raggruppa oltre 200 città europee) è stata a Istanbul per contestare il provvedimento preso nei confronti di Imamoglu. Tra i delegati c’era anche il capogruppo di Azione in Loggia Francesco Tomasini, che ha rappresentato il Comune di Brescia. L’unico italiano con i sindaci di Barcellona, Budapest, Zagabria, Utrecht, Timisoara, Sofia e Atene, e il capo delle Relazioni internazionali di Madrid.
«Mercoledì abbiamo partecipato a una protesta in piazza – spiega Tomasini –. La rabbia è grande, perché non c’è stato solo il caso di Imamoglu: sono stati arrestati anche i sindaci dei distretti: sono tutti dell’opposizione».
Ieri mattina la delegazione è andata al carcere di Silivri, dove l’ex sindaco di Istanbul è detenuto, ma non le è stato permesso di entrare. Nel pomeriggio, invece, i rappresentanti si sono incontrati con il sindaco facente funzioni di Istanbul Nuri Aslan. «È stato eletto dal Consiglio metropolitano, altrimenti sarebbe stato nominato da Erdogan – precisa Tomasini –. Gli amministratori locali ci hanno raccontato che ormai sono oltre la soglia della paura: sanno che possono essere arrestati, ma credono in quello che fanno». Il consigliere bresciano ha incontrato anche Ibrahim Kaboglu presidente dell’Ordine degli avvocati di Istanbul, che a marzo è stato sciolto da Erdogan per aver chiesto un’indagine adeguata sull’omicidio in Siria dei giornalisti Nazim Dastan e Cihan Bilgin. «Il presidente ha voluto precisare che anni fa l’Occidente era affascinato da Erdogan – sottolinea Tomasini -. Sembrava l’uomo in grado di costruire ponti, ma in realtà adesso sta picconando pezzo dopo pezzo lo stato di diritto. Cerca di mantenere una democrazia di facciata perché la Turchia fa parte della Nato e ha rapporti commerciali con molti stati. Ma la situazione è grave».
Una delegazione dell'Ordine degli avvocati di Istanbul porterà la propria testimonianza al Festival della Pace, che si svolgerà a Brescia dal 7 al 23 novembre.
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