Opinioni

Algeria, il Fln vince le elezioni nel deserto delle urne

Il Fronte di liberazione nazionale si è confermato la principale forza politica anche alle elezioni legislative ma l’affluenza alle urne è stata la più bassa nella storia del Paese
Romina Gobbo

Romina Gobbo

Commentatrice

Il segretario del Fln Bembarek
Il segretario del Fln Bembarek

Al governo dell’Algeria ininterrottamente dal 1962, anno della proclamazione dell’indipendenza dalla Francia, il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), con 90 seggi (85 conquistati sul territorio nazionale e 5 nella circoscrizione della diaspora), si è confermato la principale forza politica anche alle elezioni legislative. Il 2 luglio si è tenuta la decima consultazione legislativa dall’indipendenza, e la seconda dalla nascita, nel 2019, del movimento popolare di protesta Hirak, che portò alla destituzione del presidente Abdelaziz Bouteflika (poi morto nel 2021), sostituito da Abdelmadjid Tebboune.

Accogliendo con favore la permanenza alla guida dell’Assemblea popolare nazionale (Camera bassa del Parlamento) per i prossimi cinque anni, il segretario generale del FLN, Abdelkrim Benmbarek, ha dichiarato che i risultati dimostrano la «fiducia» degli elettori, e che sono accolti «con lucidità, umiltà e senso di responsabilità».

Quindi ha invitato gli altri gruppi politici a collaborare per affrontare le principali sfide socio-economiche del Paese. A supportare il FLN, in Parlamento ci sono il Raggruppamento Democratico Nazionale (RDN) che ha ottenuto 73 seggi (+15 rispetto alle legislative precedenti), e il movimento El-Moustakbal con 59 seggi (+ 11 rispetto alle legislative precedenti). Tra le opposizioni, ci sono il Movimento della Società per la Pace (MSP), principale partito islamista considerato la fazione dei Fratelli Musulmani in Algeria (43 seggi) che ha perso 22 parlamentari rispetto alle legislative precedenti; il Movimento El-Binaa (38 seggi), islamico, democratico e conservatore; il Fronte delle Forze Socialiste (FFS), il più vecchio partito di opposizione del Paese, socialdemocratico, secolarista e berberista, fondato nel 1963 dallo storico leader Hocine Aït Ahmed (12 seggi). Dei 407 membri eletti, 312 sono laureati; 128 hanno meno di quarant’anni: questo il profilo della nuova Assemblea.

L’interrogativo generale è come mai a questa consultazione si sia registrata l’affluenza più bassa nella storia del Paese. Su 23.078.756 aventi diritto al voto, solo 5.071.020 hanno votato. Della comunità algerina residente all’estero, la cui rappresentanza parlamentare è aumentata da 8 a 12 seggi, si sono recati alle urne 91.810 elettori, un’affluenza pari al 10,75%. Si sono registrate 110.230 schede nulle, 1.095 schede contestate, e 4.160.790 voti validi. Lo ha illustrato Karim Khelfane, presidente ad interim dell’Autorità Elettorale Nazionale Indipendente (ANIE).

La parabola discendente era già iniziata alle legislative del 2021, quando andò a votare il 23% degli aventi diritto, ma questo luglio il calo è stato ancora più significativo. Youcef Aouchiche, segretario nazionale del Fronte delle Forze Socialiste, ha detto che i risultati saranno materia di un’approfondita valutazione politica. «Analizzeremo obiettivamente i nostri punti di forza, le nostre debolezze e le difficoltà incontrate al fine di trarne tutti gli insegnamenti necessari, e rafforzare ulteriormente la nostra presenza sul territorio». Si è poi rivolto agli astenuti, dicendo: «Capisco la vostra rabbia e i vostri interrogativi, ma l’astensione di massa, pur legittima come protesta, non può diventare un progetto politico alternativo».

Gli osservatori concordano sul fatto che l’astensione sia frutto del divario tra le Istituzioni e una società che non si sente più rappresentata, per la quale il voto è percepito come una pratica che non cambia nulla. La scontentezza maggiore riguarda la situazione economica. Da una parte, la disoccupazione al 30%, che costringe molti giovani a emigrare; dall’altra, l’impennata dell’inflazione che colpisce anche i beni di prima necessità. L’altra questione riguarda la delusione del movimento Hirak che aveva affidato le proprie istanze di lotta alla corruzione, libertà, magistratura indipendente, vera democrazia, al presidente Tebboune, e che invece si trova a fare i conti con il restringimento dello spazio civico e il soffocamento del dissenso, come Amnesty International ha denunciato.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

News in 5 minuti

Cosa è successo oggi? A metà pomeriggio facciamo il punto, tra cronaca e novità del giorno.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
SponsorizzatoLombardia per le donne”, il bando regionale sotto la lenteLombardia per le donne”, il bando regionale sotto la lente

Se ne parlerà lunedì 20 luglio alle ore 17 nella Sala Libretti del Giornale di Brescia

Il tuo quotidiano ti segue ovunque, anche in vacanza.Il tuo quotidiano ti segue ovunque, anche in vacanza.

Con GDB replica + Tablet hai il Giornale di Brescia sempre con te, anche lontano da casa.

SCOPRI DI PIÙ
Una data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdBUna data speciale, da ricordare con la prima pagina del GdB

Dall’archivio storico, disponibile dal 27 aprile 1945 a oggi

SCOPRI DI PIÙ