L’Africa chiede mappe giuste per contare nel mondo

Correggete le mappe: dateci la giusta misura. La richiesta giunge dall’Unione Africana, che raccoglie 55 Stati del continente ed ha deciso di promuovere una campagna contro le cartine geografiche più diffuse. L’accusa è che la loro rappresentazione del mondo non solo è fuorviante, ma ha anche una venatura razzista.
La rivendicazione potrebbe apparire strana, forse un poco originale, ma senza alcuna conseguenza pratica in tempi di gps e satelliti spediti in orbita a migliaia da Stati e privati. Invece così non è, perché le mappe influenzano fortemente la percezione che abbiamo della realtà. E in tempi nei quali le grandi potenze non perdono occasione di mostrare i muscoli con le sfilate militari, i vertici ufficiali e i post dei loro leader sui social, essere dipinti sulle cartine in dimensioni ridotte può avere ricadute geopolitiche non indifferenti.
L’Africa, con la campagna «Correct The Map», cerca di ribaltare la prospettiva. Come sottolinea l’Ispi, l’istituto per gli studi internazionali, mostrare sulle cartine un’Africa rimpicciolita alimenta l’idea di un continente marginale, mentre correggere la mappa significa correggere la narrazione globale sull’Africa. Apparire nella giusta dimensione può contare molto, non solo sulla carta.
Un’antica questione
L’Unione Africana pone una questione geografica di fondo, che si trascina da cinque secoli e che appassiona da sempre i geografi. Stendere mappe per dare dimensione ai luoghi, per indicare percorsi, vie di passaggio e relazioni, è da sempre una delle attività strategiche dell’uomo. Ogni comunità, in ogni tempo, ha cercato di stilare mappe e cartine. Forse la più antica nella storia umana riguarda da vicino noi bresciani, è quella di Bedolina, scolpita nell’Età del ferro dai Camuni sulle rocce a nord-est della Concarena. Alle origini le mappe erano un misto fra rappresentazioni schematiche e simboliche. Poi gli studiosi, i viaggiatori, i navigatori hanno disegnato carte sempre più raffinate, man mano le conoscenze si allargavano.
L’Africa è sempre stata maltrattata dagli europei, a cominciare dai Romani che sotto le coste del Mediterraneo tiravano una riga per dire che non valeva la pena di andare oltre, «hic sunt leones». Per più di mille anni al centro del mondo c’era l’Europa. E mentre imperatori, re e papi tracciavano cartine e spesso le affrescavano sulle pareti dei loro palazzi per mostrare fin dove giungeva il loro potere, i matematici e i cartografi cercavano rappresentazioni meno approssimative.
Il vertice di quell’operazione è probabilmente la riscoperta, nel XV secolo, del trattato «Geografia» dell’alessandrino Claudio Tolomeo, stilato nel II secolo e stampato più volte alla fine del ’400 e agli inizi del ’500. Finché arrivò l’intuizione geniale del filosofo, astronomo e matematico fiammingo Gerardo Mercatore, che nel 1569, trovò il modo di rappresentare su una superficie piana una realtà, come la Terra, che invece è curva.
La proiezione del Mercatore ancora oggi domina la cartografia. Ottima per la navigazione, è pienamente rispondente all’idea dominante degli europei: rappresenta fedelmente il nostro continente, non importa se poi distorce le proporzioni e più ci si allontana dall’equatore e più i territori appaiono ingranditi. E non di poco: l’Europa è tre volte più piccola dell’Africa, ma sulle carte geografiche non si percepisce. Le terre vicine ai poli sono riportate assai più grandi: Canada, Groenlandia, Siberia si vedono in proporzioni assai più vaste del reale.
Fino al paradosso che la Groenlandia, con 2,2 milioni di Km quadrati e 57 mila abitanti, sulle cartine di tutto il mondo sembra estesa quanto l’Africa, mentre è 14 volte più piccola. L’Africa, infatti è abitata da un miliardo e mezzo di persone e con i suoi 30,4 milioni di km quadrati potrebbe contenere comodamente Cina, India e Stati Uniti, e ci starebbero ancora Messico, Arabia Saudita, Giappone, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna e Italia... Considerando questi paragoni, si comprende appieno perché l’Unione Africana si stia battendo con energia per la correzione delle carte geografiche.
Una mappa «equa»
Un tentativo di riportare le cose alle giuste dimensioni è stato fatto solo nel 2018 con la «Equal Earth», la carta geografica studiata da Bernard Jenny, Tom Patterson e Bojan Savri. Una buona soluzione, ma finora è adottata solo dalla Nasa (ma non ditelo a Trump, che la vivrebbe come un atto di Cancel culture). Ridurre lo squilibrio visivo tra Nord e Sud del mondo aiuterebbe tutti a meglio comprendere la proporzione di molte altre questioni sociali e politiche, a cominciare dalla distribuzione delle risorse e delle ricchezze, per continuare con le tensioni e i focolai di guerra, l’impatto ambientale e le mutazioni climatiche, gli scambi commerciali e i collegamenti internazionali, le concentrazioni nelle megalopoli e i grandi movimenti migratori... Avremmo giusto bisogno di rimettere un po’ di ordine nelle nostre mappe cognitive.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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