Per Hibatullah Akhundzada, leader dell’Emirato Islamico, è il «Giorno della Vittoria». Per la popolazione è il giorno della perdita della libertà e della speranza per il futuro. Quattro anni fa, esattamente il 15 agosto, i talebani riprendevano Kabul. Una data diventata il simbolo della vergognosa e frettolosa fuga dall’Afghanistan della coalizione internazionale.
Ma tutte le iniziali promesse di moderazione e inclusione del governo «de facto» sono state disattese e il Paese asiatico è via via sprofondato nell’oscurità. A farne le spese, sono soprattutto le donne e le ragazze che subiscono un apartheid di genere, e le minoranze religiose ed etniche (hazara, sciiti, cristiani, sikh) che vengono discriminate. Quasi cento editti hanno gradualmente escluso le donne dalla vita pubblica, privandole delle libertà fondamentali, tra cui l’istruzione oltre la scuola primaria, e l’impossibilità di uscire di casa se non accompagnate da un tutore maschio.




