Una tazza di brodo per Titì e Marena

Un vecchio detto e l’inesorabile trascorrere del tempo
Una tazza di brodo - © www.giornaledibrescia.it
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Il bosco si è considerevolmente rinfrescato. Oltre a regalarci un romantico foliage a fare da splendida cornice alla nostra vita all’aperto, la stagione autunnale consente finalmente di sederci a tavola per gustare piatti appaganti anche per l’anima. Il mio sogno spero presto appagato è una tazza di brodo di gallina, bello grasso da assaporare arricchito da pancetta croccante e crostini ben abbrustoliti. E poi c’è chi mangia il sushi, ma non voglio essere polemico.

Il brodo di gallina è un corroborante adatto a tutte le età, io lo gradisco fin da quando ero piccolo. Mi rendo altresì ben conto che il consumo maggiore sia appannaggio di una fascia d’età più agée. Della quale peraltro faccio ormai parte anch’io. Perché nonostante lo spirito sbarazzino di sempre, i segnali dell’accumularsi delle stagioni non mancano.

Nei giorni scorsi parlando con una mio giovane collega, riferendomi alla confidenza con un altro, ho sentenziato: sembrate Titì e Marena. Lo sguardo spaesato non ha lasciato dubbi: avevo usato un’espressione da Matusalemme, pardon da boomer.

La mia affermazione ha comunque aperto il dibattito: ma chi erano? Una breve ricerca ed ecco venirmi in soccorso il già collega e amico Massimo Lanzini, raffinato divulgatore di vita dialettale e popolare. Titì e Marena erano due imbianchini operativi negli anni Cinquanta, spesso in discussione, specialmente dopo le bevute post lavoro. Due personaggi che trasmettevano simpatia. E che sicuramente, oltre al brodo, si mangiavano anche la gallina.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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