Le omologanti (e tristi) potature

Si interviene senza stile, senza gusto del bello. Accade anche alle persone
Potatura
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Con l’arrivo del generale inverno le potature volgono al termine, i primi candidi fiocchi ci hanno inequivocabilmente detto che chi non è sceso in campo dovrà ormai farlo all’alba della primavera. In alcuni casi si dovrebbe sperare che questi mesi portino consiglio, e che molti giardinieri lascino le cesoie a riposo in eterno. Un senso di infinita tristezza ti arriva fin nell’anima vedendo come sono conciati alcuni poveri alberi, scannati più che potati. Ma non solo, perché le piante che si trovano loro malgrado sul perimetro di cinta dei giardini vengono squadrate a prescindere dalle loro velleità naturali.

Si interviene senza stile, senza gusto del bello. Accade anche alle persone. A tutti sarà capitato di avere un collega che con la oscena motivazione di vestirsi comodo si presenta in ufficio con sneakers (che un tempo si chiamava più appropriatamente scarpe da ginnastica), jeans abbinati a una terrificante giacchetta della tuta della Adidas. Il risultato estetico è talmente improponibile che mi scuso per l’immagine.

Il predetto collega, a fronte di contestazione, si trincera dietro la sua giovane età, o presunta tale. Ti spiega che lui non si veste come te da vecchio. È inconsapevole e va perdonato. Dovrebbe sapere però che c’è una notevole differenza tra un vecchio in poltrona in giacca da camera, che sorseggia whisky leggendo P. G. Wodehouse e un vecchio svaccato su un divano sfondato che tragurgita birra guardando Quattro ristoranti. Perché la forma è sostanza. Non sempre, ma quasi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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