La vita e il tubetto del dentifricio

Ho raccolto i primi pomodori della stagione. Senza eccessi di enfasi, li definirei eccezionali. Polposi, succosi, saporiti e financo inebrianti. Altri stanno maturando al meglio. Accanto la produzione delle zucchine è inarrestabile, le soddisfazioni sono continue e quotidiane. Certo, in questi giorni il solleone mette a dura prova anche la mia ortaglia, che richiede quindi un surplus di attenzioni da parte mia. Le docce tonificanti e rinfrescanti sono programmate all’alba e al tramonto, i benefici sono visibili.
Ho anche consigliato loro di vestirsi di bianco, come spiegano gli esperti in tutti i telegiornali (e lo fanno con ammirevole costanza da anni), ma non ne vogliono sapere. Fortuna ci sono io. Le mie giornate sono quindi metodicamente programmate, le incombenze sono numerose. Ovviamente ogni mattina, prima di scendere in campo, mi lavo i denti. In questi giorni avevo il tubetto praticamente vuoto, mi ero ridotto a entrare con lo spazzolino per carpire gli ultimi rimasugli della pasta igienizzante. E pensare che quando è nuovo ne metto talmente tanto che straborda.
Quel tubetto è un po’ come la vita, sprechiamo quando abbiamo per poi rimpiangere quando viene meno. Potremmo aggiungere riflessioni variamente filosofiche e moralistiche, la storia della cicala e della formica per esempio. A ogni acquisto mi riprometto una gestione più efficiente, che si perde giorno dopo giorno. Alla fine sono sempre lì a strizzare quel tubetto fino all’inverosimile. Migliorerò la prossima volta.
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