Non ho mai amato festeggiare il mio compleanno, neppure da piccolo. Fortunatamente sono nato a inizio gennaio e così quando si rientrava in classe dopo l’Epifania la faccenda era già archiviata. In famiglia il genetliaco era onorato con grande sobrietà, la tovaglietta rossa in cotone era l’elemento estetico che certificava il momento, una torta fatta in casa con una candelina (non a forma di numero) era la concessione conviviale al momento.
Nulla di più, la foto di rito finiva nell’album e stop. Altri tempi certo, ma in fondo neppure così lontani. Sembrano però appartenere a un’altra era geologica se paragonati all’oggi. I festeggiamenti iniziano ancora prima di venire al mondo. Il primo grande evento è infatti l’annuncio del sesso del nascituro, che avviene solitamente in una splendida cornice di palloncini rosa e azzurri, per creare suspense. Attorno ai genitori una marea di regali che sono solo un piccolo anticipo di quelli che travolgeranno la creatura in arrivo. Perché poi non ci si ferma più: si parte con la festa del ritorno a casa dall’ospedale e poi avanti alla bersagliera di anno in anno in un crescendo di organizzazione che punta costantemente all’Oscar per il Miglior Compleanno.




