La lunga corsa delle zucche

Sono ormai passati dieci anni da quando è iniziata la mia avventura da coltivatore diretto per hobby. Devo ammettere che ad ogni primavera si rinnova l’emozione. Quando tolgo le ragnatele dagli attrezzi rimasti fermi durante le stagioni fredde, quando inizio a ripulire il mio appezzamento dall’erbaccia, quando inizio a vangare, ecco, in quei momenti sento sulle mie spalle la responsabilità di essere un prosecutore, lungo la storia dell’umanità, dell’arte della coltivazione dell’orto. Lo faccio con l’umiltà che mi contraddistingue, ma lo faccio.
Quest’anno, nello specifico, ho deciso di puntare sulle zucche con convinzione. Metterò a dimora dieci piantine: dalla gigante (che mai mi ha regalato soddisfazione), alla bitorsoluta (vedi la gigante sul fronte soddisfazioni) fino a una zucca dal sapore di castagna (staremo a vedere).
Carico di entusiasmo ero in coda al vivaio con il mio carrello stracolmo di vegetazione, davanti a me il tipico soggetto che ai primi caldi perde ogni inibizione estetica. Avrà avuto sessant’anni portati male, ma nonostante questo indossava una canottiera tipo basket, di quelle che puoi mettere fino a quindici anni. L’aggravante erano i peli che uscivano dalla schiena (mi scuso per la descrizione raccapricciante). Nel carrello aveva un cagnolino al quale si rivolgeva qualificandosi come suo papà, perché chiaramente tutto si tiene. Per resistere ho puntato lo sguardo sulle begoniette rosa che mi accingevo a pagare. La natura è davvero meravigliosa, splendidamente elegante. La natura.
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