Il sedano dal sapore madeleine

Tempo fa, diciamo fino agli ultimi decenni del Novecento, se volevi far colpo e apparire colto, quando parlavi di sapori o profumi che ti ricordavano il passato citavi sempre le madeleine di Proust. Era uno sfoggio di altissimo livello, pavoneggiandoti con finto distacco ti innalzavi tra coloro (questo almeno volevi far credere) che avevano letto la Recerche (dirlo in italiano era da parvenu).
Non avresti saputo addentrarti in molti altri particolari, del resto chi attorno a te aveva letto quelle migliaia e migliaia di pagine? E in ogni caso potevi sempre rilanciare: anche Proust dopo un po’ annoia. Chi aveva la forza di controbattere? Superata questa divagazione così tipicamente proustiana, nei giorni scorsi stavo incredibilmente già raccogliendo il sedano, meravigliosamente cresciuto in queste ultime settimane. Le piogge alternate a giornate calde hanno certo giocato a favore, ma il raccolto è stato indubbiamente favorito dall’amore dell’ortolano.
Si diceva delle madeleine, il profumo del sedano mi riporta indietro nel tempo, non riesco a collocarmi, ma mi vedo attorno ai tre/quattro anni, maglietta e pantaloncini a righe, sandaletti con calzini bianchi al polpaccio. Non saprei direi i colori perché, nella mia mente, la foto è in bianco e nero. Ah i ricordi, ah le madeleine, ah Proust. Nel nefasto tempo attuale chi può apprezzare un sedano verde, tonico e profumatissimo e che richiede fatica quando al supermercato trovi quello gigante, pallido e slavato a poco prezzo e pronto all’uso?
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