Il segreto della gallina, perché con il brodo non si scherza

francesco alberti · f.alberti@giornaledibrescia.it
Del brodo
Del brodo
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Il sole splendeva nel cielo, l’aria fresca certificava che fosse ancora mattino relativamente presto. Una veloce colazione e sono uscito diretto verso il pollaio, appeso al braccio il cestino in vimini d’ordinanza. Le galline stavano scorrazzando libere nel prato, sembrava che stessero conversando lungo la strada verso il mercato. Che vita serena, che invidia.

Le ho salutate e sono entrato nella loro dimora, ovviamente per raccogliere le uova di giornata. Ma ogni volta che ne prendevo una mi si rompeva tra le mani, ne toccavo un’altra più dolcemente ma niente: tutte rotte. A quel punto le galline sono entrate nel pollaio e, vista la scena, hanno iniziato a beccarmi con veemenza. Mi sono quindi dato alla fuga, lungo il tragitto ho inciampato e sono crollato a terra. Mi sono così svegliato sul pavimento accanto al letto.

Chissà qual è il significato di questo sogno? Ne stavo parlando con una collega, il discorso è velocemente scivolato verso il brodo di gallina, che ovviamente adoro. Mi ha spiegato che per ottenerne uno particolarmente gustoso la gallina va messa a freddo, qualora l’obiettivo fosse invece mangiare l’ex pennuta ecco che va inserita nell’acqua già calda.

Fatta la scelta di campo l’ho posizionata nella padella con carote, sedano (del mio orto, era nel freezer), cipolla e prezzemolo. Ho fatto cuocere per tre ore. Ed eccola la meraviglia, il grasso che galleggiava in superficie preannunciava un delizioso corroborante, finanche per l’anima. Perché, a volte, la vita è meglio dei sogni.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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