E poi arriva la grandine e tanti saluti. Dopo che hai vangato, concimato, seminato e messo a dimora eccola. Non vorresti arrivasse mai, ma in cuor tuo sai che prima o poi lei si presenta. È l’ospite indesiderato, è la zia troppo bionda che a ottant’anni racconta le barzellette, che farebbero anche ridere, ma lei non le sa raccontare e quindi cala il gelo.
Come con la grandine. Prima c’era il sole, poi all’improvviso arrivano quelle nuvole minacciose e tu sai già che non c’è niente da fare. Hai voglia a mettere una rete protettiva, il vento te la strappa in un attimo. E allora niente, devi solo sperare che i danni siano limitati. Ma troppo spesso non lo sono.
Il povero sedano che era cresciuto una meraviglia non può che prostrarsi provato. I pomodori per fortuna che manco avevano ancora un fiore. Le zucchine si rifaranno sicuramente, ma tutti quei chicchi le hanno messe a dura prova. Per non parlare delle fragole. Vedere l’ortaglia così provata ti mette a dura prova, una lacrima ti segna il viso.
In quel momento ti viene in mente Alfred di Batman, precisamente quando diceva al piccolo signorino Bruce: lo sa perché si cade? Per rialzarsi. Esatto: si cade per rialzarsi. Ogni volta, sempre e comunque. Con perseveranza e audacia. Perché è il nostro destino di coltivatori, di noi che mettiamo le mani nella terra. Di noi che non temiamo la fatica del piegare la schiena. Tutto bellissimo. Finché non grandina di nuovo, a distanza di pochi giorni, dopo che avevi sistemato il sistemabile. Ecco, è meglio non aggiungere altro.




