Tasse e ingiustizie. Se la differenza la fa il... percepito
Quando pago l’Imu su una seconda casa mal affittata, ho la sensazione di pagare una patrimoniale e vorrei che la togliessero; quando invece mi trattengono fior di quattrini sulla mia pensione non ho la stessa sensazione, perché so che con quelle tasse lo Stato paga l’istruzione, la sanità, senatori e deputati, forze dell’ordine e via dicendo. Il problema in Italia non è la patrimoniale, ma l’inequità fiscale regressiva: chi guadagna 20mila euro paga un’aliquota, chi guadagna 35mila euro paga un’aliquota maggiore, chi guadagna 50mila euro paga il 43%, ma chi guadagna 500mila euro paga sempre il 43%, chi guadagna 500 milioni paga sempre il 43% e così all’infinito. Le aliquote una volta, quando l’Italia introduceva la sanità gratuita ed altre riforme, superavano il 70% per i grandi guadagni, da non confondere con i grandi patrimoni.
Giuseppe Di Bella
Roncadelle
Caro Giuseppe, la sua lettera è illuminante per almeno due ragioni. La prima riguarda la soggettività del giudizio, intrecciato a filo doppio con quelle che sono le percezioni, qualcosa che di razionale ha nulla o poco. Cercare di comprenderne i motivi è curioso e altresì meritevole, ma a quello si riduce: un esercizio, mentale e psicologico, senza pretese di giusto o sbagliato. La seconda invece concerne la complessità del tema fiscale e delle scelte che ne conseguono. Soltanto le anime candide possono illudersi che esista una regola semplice affinché equità e giustizia trionfino. Nella realtà è come per il Mikado, il gioco dello Shangai: impossibile prevedere alla perfezione le reazione del mazzo quando si toglie anche solo un bastoncino. Le azioni devono dunque essere ponderate e a volte pure contro intuitive, non limitandosi alla crescita esponenziale del fisco. Il tema allora non è tabellare, aritmetico, bensì culturale, attiene al patto intimo tra la singola persona e la somma collettiva dei cittadini, che noi chiamiamo Stato. Se c’è adesione, identificazione, comprensione, sostanziale fiducia, qualsiasi sistema va bene. In caso contrario, anche tutta la potenza di calcolo del mondo creerebbe un sistema che si avvertirebbe ingiusto e porterebbe al fallimento.
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