Speriamo tutti nel futuro dei giovani medici
Volevo fare una riflessione con voi in un periodo in cui ci lamentiamo sempre della sanità, del fatto che i nostri giovani vadano all’estero per lavoro o per studiare, e anche da un punto di vista economico. Io invece vorrei «spezzare una lancia» a favore dei nostri giovani che restano o che tornano. Per l’ennesima volta mia mamma, ormai 83enne, si deve sottoporre a un intervento chirurgico per un altro tumore. Negli ultimi anni, poveretta, ne abbiamo viste tante. La mia mamma è proprio brava e paziente! La mettiamo a sorridere anche davanti ai medici: è un’ex infermiera, in pensione da tanti anni. Con la pensione che percepisce e con tutti gli interventi e le malattie, la sanità ha avuto un costo non di poco conto per mia mamma. Se tutti fossero come lei, la sanità andrebbe davvero in fallimento. Ma questa è solo una battuta. Al di là di questo, dopo una serie di esami fatti negli ultimi 20 giorni, una sera alle 18:30 sono stato contattato da una dottoressa dell’Ospedale Civile. Mi ha comunicato gli esiti e mi ha preparato a quello che aspettava mia mamma nei giorni successivi. Ovviamente la chiamata non è stata delle migliori, ma il modo in cui questa dottoressa - di cui purtroppo non ricordo il nome - ha spiegato le cose, il tono di voce usato per tranquillizzarmi, è stato per me una cosa positivissima e molto bella. Sentivo dalla voce che fosse giovane. Il martedì successivo, durante la visita nel reparto di Otorinolaringoiatria, un’altra dottoressa ha spiegato a mia mamma l’intervento per un grosso tumore sull’arteria, come sarebbe stata operata, e cosa l’aspettava dopo. La modalità, la gentilezza e il modo in cui ha rassicurato mia mamma mi hanno stupito ed emozionato. Ho chiesto quanti anni avesse: 30 anni. Bravissima. A dir poco. Mia mamma mi dice, e ci tiene a ripeterlo, che anche ai suoi tempi le infermiere erano gentilissime. Rido. E aggiunge: «Ai miei tempi c’erano le suore, non si doveva sgarrare!». Alla mia domanda: «Ma eravate anche così belle come le infermiere di oggi?!» mi risponde convinta: «di più!». Purtroppo non sono tutti così i reparti. Ma ci tenevo a dire grazie e a valorizzare chi lavora con passione. Io penso che chi fa questo lavoro, il medico come l’insegnante, debba avere un’attitudine. Altrimenti è meglio non farlo. Quando invece lo fanno in questo modo, ti rendono tranquillo. Per loro può essere una cosa naturale, ma io ringrazio davvero tanto questi giovani. Se questo è il nostro futuro, allora possiamo stare tranquilli. Ci sono poi le criticità: ad esempio al Day Hospital dobbiamo uscire dall’Ospedale Civile per andare agli ambulatori esterni, facendo la coda per tutti gli esami prescritti. Mi chiedo perché non si possano fare all’interno, o perché non ci sia un percorso agevolato per chi sta facendo il Day Hospital. So che ci sarà un motivo, o che ci stanno pensando. Sono piccoli dettagli. Ripeto: se questo è il futuro dell’Italia nel campo della medicina, e più in generale dei nostri giovani così preparati, semplici, allegri, allora è un futuro davvero positivo. Io faccio l’amministratore da tanti anni e mi auguro che ci siano anche dei giovani che abbiano voglia di sostituire questa classe politica ormai vecchia. Mi fa sorridere che ci dicano come uscire dalla crisi e risolvere i problemi, ma sono 30 anni che sono lì... mi chiedo come facciano ad avere le soluzioni, quando sono stati loro a creare i problemi?! Al di là di questa riflessione, mi auguro che anche in politica si torni a una legge dove siano i cittadini a votare le persone di cui si fidano e non che ci vengano imposte. Perché se siamo riusciti a cambiare in campo medico grazie ai giovani, mi auguro che anche in politica i giovani possano fare la differenza. Così, sia nel campo medico che in quello amministrativo e politico, con i valori dei nostri genitori e dei nostri nonni che sono riusciti a trasmettere, potremo essere davvero orgogliosi di essere italiani.
Cesare
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