Lettere al direttore

Sono messo male, mi sento davvero un miserabile

Mi chiamo Michele ho 56 anni, sono nato a Brescia e vivo ancora in zona viale Piave a Brescia, come da molti viene chiamata la nuova Beirut, invece sempre bello viale Piave, forse la gente vorrebbe solo boutique di Louis Vuitton o Chanel in giro. Lavoro come molti in un’azienda metalmeccanica come tante a Brescia al servizio di imprenditori ricchi che devono la loro fortuna ai bisnonni o trisnonni che hanno fatto l’incredibile negli anni ’60-’80 a Brescia e provincia. La mia lettera non vuole essere di stampo bolscevico o comunista né di odio o invidia verso i ricchi, dico solo che con uno stipendio con mutuo e bollette da pagare la vita è diventata molto difficile, tutto qui. Mi alzo alle 5 tutti i giorni, vado al lavoro con il caldo che ti accompagna fino alla notte, vive con me mia madre di 86 anni che ha bisogno di cure, affetto e amore, come lei mi ha dato da piccolo, e con mia moglie che da 9 anni è malata di leucemia e le cui cure non sempre le passa il servizio sanitario nazionale, posso dimostrarvi che alcune pastiglie costano 800 euro a scatola. La mia lettera non è da «piangino», dico solo che molti ormai prossimi alle vacanze se ne vanno in Sardegna o in qualche resort di lusso sulle Dolomiti, io non posso permettermi le vacanze e sto con mia moglie e mia madre con ventilatori accesi, si perché l’aria condizionata potrei metterla ma mia moglie ha i polmoni compromessi e non posso proprio. Tutte le sere vado a messa con mia madre e ringrazio Gesù per la vita che mi ha donato e esco felice la sera dopo la messa, davvero. Colpo di scena finale, anch’io sono malato abbastanza grave ma non posso permettermi né di stare a casa né le cure, quindi vado avanti. Sapete ho fatto un’assicurazione sulla vita qualche anno fa e la multinazionale mi ha detto testuali parole: «Se muori entro 60 anni tua moglie percepirà più soldi», quindi viva la vita sempre. Buone vacanze a tutti, noi poveri e brutti siamo il niente della Società, sapete io parlo tre lingue straniere perché ho anche studiato la sera e quando il capo passa con clienti stranieri tra i macchinari ed io rispondo in francese e inglese come madrelingua rimangono di stucco. Un saluto a tutti e viva i miserabili come me.

Michele Pezzali

Brescia

Caro Michele, «miserabile» ha due accezioni: persona spregevole e moralmente vile oppure chi vive una sventura ed è degno di compassione. Non c’è nemmeno bisogno di precisare la categoria a cui lei appartiene, così come ci rendiamo conto che la retorica delle parole striderebbe di fronte alla crudezza dei fatti. Ci lasci soltanto dire questo, che le mancano tante cose ma, proprio come negli eroi del romanzo di Hugo, che non a caso si chiama «I miserabili», non le fa difetto la dignità. E in questo la sua è una lezione, per noi, per tutti. Un abbraccio, forte.

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