Rumore altissimo e feste pubbliche? Ho una soluzione
Nell’aggiornare la suddivisione del territorio in fasce acustiche - strumento utile per governare le trasformazioni urbanistiche - è emerso come il tessuto urbano si sia sviluppato senza prevedere adeguate zone di mitigazione, specialmente in relazione a eventi come le feste politiche e, in particolare, la rumorosa manifestazione di Radio Onda d’Urto. È necessario porre un limite all’impatto sonoro di tali eventi: chi risiede a due chilometri di distanza non deve subire il disturbo della musica. Ricordo, a tutela della salute pubblica e in relazione allo stress causato dall’inquinamento acustico, che è urgente una valutazione attenta per ripristinare un equilibrio sostenibile. Dato che tali eventi prevedono l’obbligo del 112, di squadre di sicurezza e spesso del presidio della Polizia locale per gestire l’afflusso, non si potrebbero incaricare gli agenti anche del monitoraggio dei decibel, oppure anche nell’utilizzo dei volontari di Protezione civile nello spirito di prevenire-prevenzione da bombardamenti da suoni pericolo alla salute? Sarebbe opportuno che intimassero a chi si trova alla console - «intento a gestire flussi sonori assordanti» che superano la normale tollerabilità - di abbassare il volume, trattandosi di una condotta che configura il reato di disturbo della quiete pubblica. Come sanzione accessoria, proporrei di obbligare gli ospiti, già provati dai volumi eccessivi, a un’ora di ballo lento o di un pacato valzer, insieme ad assessore competente e comandante della Polizia locale. In alternativa, si potrebbe optare per un’ammenda spirituale, qualora l’ex assessore Capra si rendesse disponibile a guidare un rosario di due ore a basso volume.
Celso Vassalini
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