Per un corretto uso della segreteria telefonica
Potremmo definirla una comunicazione di servizio, parafrasando quelle tese a fornire informazioni pratiche, istruzioni o avvisi su un determinato settore. Mi capita sovente di ascoltare la mia segreteria telefonica dal cellulare, allorché mi avvisa dei messaggi lasciati da quanti hanno cercato di mettersi in contatto senza successo. Questo può avvenire per svariate ragioni, vuoi per un’assenza di campo o perché impegnati in un’altra conversazione o non avere udito squillare il telefono e quindi potuto rispondere entro gli squilli prestabiliti. Quando questo accade subentra, se disponibile, la segreteria telefonica, una preziosa collaboratrice che risponde alle chiamate al posto nostro e permette a chi chiama di registrare un messaggio vocale. E qui sta il busillis. Una normale segreteria telefonica riproduce un messaggio di saluto e registra i messaggi vocali delle chiamante, tuttavia, non dialoga con esso, se non con uno stereotipato, laconico messaggio preregistrato. Perlomeno la mia, che non va oltre il classico «lasciate un messaggio dopo il segnale acustico». Orbene, allora perché su circa otto messaggi su dieci sento l’interlocutore porre domande e attendere in silenzio risposte che non arriveranno mai, per di più spesso omettendo di fornire le generalità e rendendo difficile poterlo richiamare? Sembrerà banale ma a una segreteria telefonica tradizionale bisognerebbe riferire il proprio nome, il motivo della chiamata e, se lo si desidera, la richiesta di voler essere ricontattati. Un giorno nemmeno troppo lontano questo servizio apparirà anacronistico (possiamo scommetterci) e dall’altra parte del filo (ma che dico, filo?) verosimilmente un umanoide ci intratterrà amabilmente ma oggi la maggior parte delle segreterie telefoniche funziona alla vecchia maniera, pertanto, «lasciare un messaggio dopo il bip» per quanto possa apparire retaggio del passato conta che funzioni. «Bip!».
Giuseppe Agazzi
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