Park sotterraneo e telepass in tilt. Che disavventura
Lunedì 20 luglio alle ore 18.00 entro al parcheggio sotterraneo di piazzale Arnaldo con il Telepass. Ne esco alle 18.45 ma la sbarra non si alza, provo a cambiare postazione ma niente da fare, la sbarra non si alza. Premo il pulsante Sos sulla colonnina, un operatore mi risponde e faccio presente il problema. Mi chiede il numero del Telepass ma purtroppo non ne sono al momento in possesso né riesco a individuarlo. Allora mi chiede il numero del mio cellulare dicendomi che mi arriverà un messaggio con il numero di telefono da chiamare per comunicare il codice del Telepass. Nel frattempo mi alza la sbarra raccomandandomi di rispondere subito al messaggio che mi arriverà altrimenti continuerà il conteggio del tempo di sosta. Torno a casa e trovo il codice «incriminato» ma nel frattempo non arriva alcun messaggio. Recupero un numero di telefono di Brescia Mobilità (0303061200) al quale mandare segnalazioni. Mi risponde una persona con aria piuttosto annoiata che mi fa un sacco di domande senza arrivare al dunque. Allora chiedo, essendo in possesso del numero di codice, se glielo posso comunicare in modo da poter sbloccare la pratica. La risposta è: se lei continua a fare domande inutili non concludiamo niente. Sentendomi preso in giro comincio ad alterarmi e, alzando la voce, mi qualifico con nome e cognome invitando il mio interlocutore a fare altrettanto. Il risultato è che questo «signore» interrompe la comunicazione. Dopo un’ulteriore ricerca mando la segnalazione a segnalazioni@bresciamobilita.it ma immediatamente mi arriva la risposta che questa casella di posta non è più attiva. La mattina del giorno dopo mi reco al parcheggio nell’ufficio posto al primo piano. Una signora molto cortese, dopo avermi comunicato che il suo ufficio è addetto solamente ai permessi Ztl mi mette in contatto telefonico con un collega il quale, dopo che gli ho fornito i dati utili allo sblocco della pratica, cioè numero di Telepass, orario di entrata e di uscita, mi assicura che mi verranno addebitati 45 minuti di sosta, ovvero il tempo reale nel quale la mia autovettura ha sostato. Augurandomi che la pratica sia andata a buon fine credo che da questa vicenda si possa ricavare una morale. Premesso che non voglio fare l’italiano medio che mette alla gogna il servizio pubblico a prescindere e senza alcuna attenuante, mi preme tuttavia sottolineare come a contatto con gli utenti possano convivere persone gentili e cafoni patentati. Per cui il mio suggerimento è quello che Brescia Mobilità presti molta attenzione alla scelta dei propri collaboratori, ne va della sua immagine.
Enzo Pasinetti
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