Lettere al direttore

Mio papà Mario Clerici, un uomo giusto e generoso

Approfitto di questo spazio per rinnovare il mio più sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno partecipato con tanto affetto al lutto per la scomparsa del mio caro papà, Mario Clerici. Mi piacerebbe che tutti coloro che lo hanno conosciuto ne conservassero il ricordo attraverso ciò che più profondamente ha contraddistinto la sua vita: la generosità, l’integrità e la dedizione con cui ha svolto il suo impegno in ambito sindacale, sociale e politico. Mio padre ha fatto dei propri valori etici una vera e propria testimonianza di vita. Credeva profondamente che il lavoro onesto conferisse dignità all’uomo e, proprio per questo, che dovesse essere esso stesso dignitoso. Da uomo cattolico, riteneva che la persona venisse prima di tutto e il garantismo che difendeva sempre significava innanzitutto difendere la dignità dell’essere umano contro ogni forma di arbitrio. Su questo, a volte, discutevamo. Secondo lui, però, anche il peggiore dei criminali aveva diritto a un processo equo e giusto. Era un uomo istruito e consapevole delle falle e delle lacune del sistema, anche perché le aveva conosciute e subite personalmente. La sua deposizione, resa in qualità di testimone oculare della strage di Piazza della Loggia e raccolta direttamente dall’allora maresciallo dei Carabinieri della città, è poi scomparsa. Eppure, nonostante queste esperienze, non tollerava il minimo attacco alle istituzioni e alle leggi: riteneva che indebolirle significasse mettere a rischio la democrazia e lo Stato di diritto. Mio padre era figlio della guerra. Era cresciuto nell’oratorio di San Faustino, dove durante la Resistenza venivano stampati clandestinamente i volantini partigiani nel campanile. Si era formato come sociologo all’Università di Trento, nel clima del ’68, e aveva iniziato la propria attività sindacale negli anni di piombo. I suoi valori non erano dunque il frutto di un’appartenenza ideologica, ma di una profonda e consapevole presa di coscienza. Conosceva bene il rischio di perdere diritti e libertà che erano stati conquistati solo di recente. Non aveva soltanto vissuto in prima persona gli anni delle stragi, ma anche l’esperienza del pacco bomba rinvenuto presso la sede della Cisl e il clima di paura e di terrore che allora pervadeva la società. Quelle esperienze lo avevano segnato profondamente. Tanto da scegliere di dedicare la propria vita alla difesa e alla testimonianza dei valori nei quali credeva. Per farlo, mio padre conduceva una doppia vita: di giorno l’impegno sindacale, sociale e politico; di notte lo studio. La sera, molto tardi, iniziava a studiare, leggere e scrivere, proseguendo fino a notte fonda. Perché era convinto che senza conoscenza non fosse possibile compiere scelte informate e consapevoli e che senza studio non fosse possibile sostenere, comprendere e argomentare seriamente alcuna posizione. Non si capacitava infatti dell’apatia generale degli ultimi anni. È questo il modo in cui vorrei che fosse ricordato: come un uomo che ha cercato di rendere coerenti le proprie convinzioni con la propria vita, mettendo la conoscenza, il lavoro, la dignità della persona, la giustizia e la difesa dello Stato di diritto al centro del proprio impegno. E, soprattutto, come un uomo che non si è limitato a professare dei valori, ma ha cercato, per tutta la vita, in tutti i campi, di testimoniarli.

Federica Clerici

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