Mano bianca, pugno, forchetta: parole da barbanzè
Ho letto l’intervento del signor Mor che riprendeva una precedente lettera sulla questione del gioco del barbanzè. Lo strumento era proprio come lo cita il lettore; si stava seduti o in ginocchio, lo si metteva sul palmo di mano, lo si lanciava in aria cercando di farlo atterrare verticalmente su una torta di sabbia umida. Anch’io ci giocavo durante le colonie estive negli anni ’60; si lanciava da diverse posizioni iniziando dal palmo di mano, poi dal dorso, col pugno chiuso, con due dita (indice e mignolo tenute a forma di corna), con 5 dita, con 4 e così via fino a 1 dito. E c’era anche una terminologia che usavamo: la prima mossa, la più semplice, era «mano bianca», col dorso era «mano nera», poi «pugno», «forchetta», «5 dita» ecc. Il vincitore era quello che riusciva a fare tutto il percorso senza un errore, e se ci fossero stati due vincitori, come spesso capitava, si sfidavano a fare roteare lo strumento utilizzando ambedue le mani: chi era destro, per esempio, metteva la sinistra all’altezza della spalla sinistra col palmo rivolto verso la «torta di sabbia», puntava lo strumento sul palmo e con la destra lo teneva per l’asola e con un colpo lo faceva roteare cercando di fallo atterrare verticalmente e se ci riusciva, dalla stessa posizione, passava alle dita.
Giovanni Conti
Brescia
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