Lettere al direttore

L’odissea disguidi informatici per i caregiver

Scrivo per dare voce a una frustrazione che purtroppo accomuna tantissimi genitori caregiver, una categoria che troppo spesso si ritrova invisibile e abbandonata a causa della burocrazia digitale del nostro Paese. Io sono una mamma divorziata, caregiver principale di mia figlia di 11 anni autistica gravissima, non verbale, autolesionista e assolutamente non autosufficiente. Il tema riguarda il congedo parentale prolungato L.104. La normativa riconosce ai genitori di bambini con disabilità grave il diritto a un’estensione del congedo (fino a 3 anni complessivi) indennizzato al 30%. Sulla carta è un diritto sacrosanto; nella realtà dei fatti, l’Inps ci sbatte la porta in faccia con un muro di gomma fatto di algoritmi difettosi e risposte evasive. La mia odissea inizia mesi fa. Avendo la necessità di assistere mia figlia - riconosciuta dall’Inps stessa come disabile gravissima con art. 3 comma 3 - ho inserito a sistema una richiesta per coprire diverse giornate nei mesi di giugno, luglio e agosto. Ero convinta che il codice fiscale di mia figlia, già associato alla sua grave disabilità nei database dell’istituto, bastasse a far comprendere la natura della domanda. La risposta? Una doccia fredda: ho ricevuto tramite raccomandata i provvedimenti di rifiuto con la motivazione che avevo «terminato il congedo parentale ordinario» (i classici 6 mesi). L’Inps stessa ignora le sue stesse leggi sul prolungamento per disabilità? A quel punto è iniziato un vero e proprio calvario burocratico per capire come attivare la procedura corretta: - ho scritto più volte al servizio online «Inps Risponde», sentendomi dire di cercare sul portale la voce «prolungamento congedo parentale L.104». Peccato che inserendo esattamente quella dicitura nella barra di ricerca del sito, il sistema non restituisca alcun risultato; - ho contattato la sede Inps di Castiglione delle Stiviere, dove gli operatori non hanno saputo darmi alcuna risposta, liquidandomi col dire che la pratica era di competenza della sede di Mantova; - mi sono rivolta a un patronato, i cui operatori, dopo aver verificato a terminale, hanno allargato le braccia confermando l’assurdo: il tasto per inoltrare la richiesta legata alla disabilità è letteralmente sparito dalla piattaforma informatica e loro non potevano fare nulla per aiutarmi; - ho richiamato nuovamente l’Inps e l’unica cosa che ho ottenuto è un appuntamento telefonico per la settimana prossima, sperando non sia l’ennesimo rinvio. Dietro a un tasto mancante su uno schermo non ci sono semplici «disguidi informatici». Ci sono famiglie che devono incastrare terapie, visite mediche e assistenza continua, e che contemporaneamente si trovano nell’impossibilità di pianificare il lavoro o, peggio, di ricevere l’indennità economica per sopravvivere. È inaccettabile che i bisogni dei bambini con disabilità grave vengano trattati come un’anomalia di sistema. Chiediamo che la direzione generale dell’Inps e la sede provinciale di Mantova intervengano subito per ripristinare i flussi telematici e sanare queste domande ingiustamente respinte. Essere caregiver è già un percorso a ostacoli quotidiano; lo Stato dovrebbe spianare la strada, non bloccarla con portali web inefficienti.

Mara Orlandi

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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