Lettere al direttore

L’inclusione negata al centro estivo

Scrivo per segnalare una situazione che riguarda la mia famiglia, ma che temo non sia affatto isolata: l’accesso ai centri estivi per bambini con disabilità, in particolare con disturbo dello spettro autistico. Mio figlio, 6 anni, ha una diagnosi di autismo lieve, ad alto funzionamento: parla, ascolta, ha un quoziente intellettivo nella media, ed è completamente autonomo, anche in acqua. Nonostante questo, gli è stata negata più volte l’iscrizione al Centro Estivo di Gussago, gestito da una società affidataria per conto del Comune. La motivazione? La sola diagnosi, senza alcuna valutazione concreta delle sue reali capacità. Mi è stato detto che avrebbe potuto partecipare solo portando un proprio assistente personale, a totale carico economico della famiglia. Ho provato a risolvere la questione direttamente con il direttore della struttura, senza mai ricevere risposta. Mi sono rivolto all’assistente sociale del Comune, il quale mi ha detto che «non si può fare nulla». Ho quindi inviato una segnalazione formale via Pec al Comune, regolarmente protocollata, seguita da un sollecito, anch’esso rimasto senza riscontro nei tempi indicati. Quello che mi preme sottolineare non è solo il caso personale, ma un problema più ampio: una diagnosi di autismo viene spesso trattata come un’etichetta unica, come se descrivesse sempre la stessa condizione, la stessa necessità di assistenza, indipendentemente dal bambino che si ha davanti. Non è così. Lo spettro autistico comprende situazioni molto diverse tra loro, e l’art. 2 della Legge 1° marzo 2006, n. 67 vieta espressamente questo tipo di discriminazione indiretta: un diniego automatico, fondato sulla sola diagnosi e non su una valutazione individuale, che di fatto esclude chi sarebbe pienamente in grado di partecipare. Mi chiedo quante altre famiglie bresciane si trovino, ogni estate, davanti alla stessa porta chiusa, magari senza la forza o gli strumenti per insistere. Il rischio è che bambini pienamente in grado di partecipare alla vita sociale del proprio paese vengano lasciati a casa, non per un reale bisogno di tutela, ma per la comodità organizzativa di chi preferisce un rifiuto automatico a una valutazione caso per caso. Se ne parla tanto, di inclusione: nei convegni, nelle campagne, negli slogan. Ma nella pratica quotidiana, per troppe famiglie, il risultato è l’esatto contrario: un isolamento sempre più marcato, proprio nei momenti - come un centro estivo tra coetanei - in cui l’inclusione dovrebbe realizzarsi davvero. Scrivo nella speranza che questa segnalazione possa essere utile ad altre famiglie in situazioni simili, e magari sollecitare un’attenzione più concreta da parte delle istituzioni locali sui criteri di accesso ai centri estivi comunali o convenzionati.

Lettera firmata

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