Lettere al direttore

Leonardo, il GdB e quelle ricerche lunghe 18 anni

La pubblicazione dell’arguto carme sulla Monna Lisa a firma Andrea Stanga, comparsa alcuni giorni fa, mi offre il destro per ringraziare il Giornale nella persona di Francesco Alberti, autore del servizio, nel quale ha saputo condensare, con equilibrio e maestria, 18 anni delle mie ricerche sul tema. Mi consente inoltre due rapide annotazioni a margine: 1. Quando la Gioconda diventa Monna Lisa: dalla vendita di Leonardo a Francesco I, per undicimila franchi, fino al 1642 la modella è sempre stata definita «una cortigiana velata», ove il termine «cortigiana», al tempo, significava «donna fornitrice di piacere». Una prostituta, in sintesi. Viene «battezzata» Monna Lisa dal curatore della quadreria reale, Padre Dan, il quale, nel 1642, riceve 5 dipinti da catalogare, così scrive: «il quinto nel numero e il primo in stima, come una meraviglia della pittura, è il ritratto di una Virtuosa donna italiana e non d’una cortigiana (come qualcuno crede) chiamata Monna Lisa, volgarmente detta Gioconda». Da allora la storiografia si è adeguata ed è ancora così nonostante le evidenze contrarie. Su identità alternative meglio stendere un velo: ad oggi nessuna regge a serie analisi documentali e iconologiche. Un domani, chissà. 2. Leonardo è il figlio illegittimo del giovane notaio Piero e di Caterina, una schiava circassa riscattata da Piero e data in moglie ad un contadino. Leonardo fino a 5 anni vive con la mamma e non ha una formazione scolastica. Da mancino puro impara a scrivere in formato speculare e sarà così fin che campa, non conosce il latino e usa il mercantesco, la lingua del popolino (un dialetto, diremmo oggi). È un autodidatta che si forma comperando libri e discutendo con i dotti del suo tempo. Come scrive così dipinge specularmente gli sfondi dei dipinti, quando non li copia da suoi disegni, questi mai speculari perché ripresi dal vero e non dal suo emisfero destro. Quindi Leonardo non si inventa la natura, la rappresenta come Dio l’ha creata (scrive lui). Ecco perché lungo il corso del fiume Oglio si riscontrano tutti i paesaggi da egli inseriti in formato speculare negli sfondi della Gioconda, della S. Anna e del Cenacolo, oltre a disegni non speculari. Mentre nei dipinti eseguiti a Firenze sono evidenti cime delle Alpi Apuane.

Sandro Albini

Brescia

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