L’accessibilità al di là dei criteri formali
Desideriamo condividere un’esperienza recentemente vissuta a Gardaland, che riteniamo possa offrire uno spunto di riflessione sul tema dell’accessibilità per le persone con disabilità e sui criteri adottati per l’accesso alle misure di supporto dedicate. Siamo i genitori di un ragazzo con disturbo dello spettro autistico, al quale è stata riconosciuta un’invalidità civile pari al 75%; da diversi anni la nostra famiglia frequenta Gardaland, un parco che nostro figlio apprezza particolarmente e che ha sempre rappresentato per lui un’occasione di svago e di partecipazione. In occasione della nostra visita dello scorso mese di luglio, abbiamo però appreso che i criteri di accesso alle agevolazioni destinate alle persone con disabilità erano stati modificati. Ci è stato, infatti, comunicato che nostro figlio non rientrasse più tra i beneficiari delle agevolazioni di cui aveva usufruito fino all’anno precedente, essendo tali misure riservate ai visitatori in possesso di invalidità totale. Pertanto, pur avendo beneficiato di una riduzione sul prezzo del biglietto, nostro figlio non ha potuto usufruire delle misure di accessibilità volte a mitigare l’impatto delle attese alle attrazioni, delle quali aveva invece beneficiato fino all’anno precedente e con la conseguenza che la visita si è svolta affrontando le code secondo le modalità ordinarie previste per la generalità dei visitatori. Desideriamo innanzitutto evidenziare che le considerazioni che seguono non riguardano l’operato del personale del parco, che si è limitato ad applicare le procedure previste, ma i criteri adottati per l’accesso alle misure di supporto e alla loro capacità di rispondere alle diverse esigenze che possono derivare dalle varie forme di disabilità. Dopo la visita, abbiamo contattato Gardaland per rappresentare le nostre perplessità e comprendere le ragioni di tale impostazione e nella risposta ricevuta ci è stato spiegato che i criteri adottati sono oggettivi, verificabili e applicati in maniera uniforme a tutti gli utenti. Comprendiamo le esigenze organizzative che possono portare a definire regole chiare e facilmente accertabili, ciononostante, riteniamo che il tema dell’accessibilità meriti una riflessione che tenga conto non soltanto di parametri formali, ma anche delle concrete necessità delle persone. Nel caso dei disturbi dello spettro autistico, ad esempio, le principali difficoltà possono riguardare la gestione di attese prolungate, l’esposizione ad ambienti particolarmente affollati o rumorosi e il sovraccarico sensoriale che determinate situazioni possono generare. Si tratta di elementi che incidono direttamente sulla possibilità di vivere serenamente l’esperienza di visita e che non necessariamente trovano una corrispondenza immediata in una determinata percentuale di invalidità. Per questo motivo la questione non riguarda il beneficio economico. La riduzione del costo del biglietto è certamente apprezzabile, ma non interviene sugli aspetti che possono rappresentare le principali difficoltà per una persona disabile. L’accessibilità, almeno in questi casi, non si misura tanto nel prezzo d’ingresso quanto nella possibilità di fruire delle attrazioni in condizioni compatibili con le proprie esigenze. Successivamente, abbiamo inviato una seconda comunicazione, illustrando in modo più dettagliato le ragioni delle nostre osservazioni e chiedendo un chiarimento sull’opportunità di adottare criteri che valorizzassero maggiormente i bisogni concreti della persona, ma ad oggi non abbiamo ricevuto ulteriori riscontri. Al di là della vicenda personale, crediamo che il tema sollevi interrogativi di carattere generale. Quante persone con disabilità certificate, pur non raggiungendo una determinata percentuale di invalidità o non possedendo specifiche qualificazioni amministrative, possono trovarsi escluse da misure pensate per favorire l’accessibilità? È sufficiente il riferimento a parametri formali per individuare chi necessita di particolari attenzioni oppure sarebbe utile affiancare a tali criteri una valutazione più aderente alle effettive esigenze della persona? Si tratta, a nostro avviso, di domande legittime che meritano attenzione, non solo da parte di Gardaland ma più in generale di tutte le realtà che dichiarano di voler promuovere un modello di inclusione sempre più ampio e concreto. Ci auguriamo che questa esperienza possa rappresentare un’occasione di riflessione sul tema dell’accessibilità e sull’opportunità di promuovere soluzioni che tengano conto delle diverse esigenze che le persone con disabilità possono manifestare. Quello che auspichiamo non è l’introduzione di trattamenti di favore, ma l’adozione di criteri che consentano di valutare le effettive necessità delle persone, riconoscendo che disabilità diverse possono comportare esigenze diverse. Sarebbe auspicabile che le misure di accessibilità fossero pensate per rimuovere gli ostacoli che concretamente limitano la fruizione di un’esperienza e non esclusivamente sulla base di determinate soglie o classificazioni amministrative. Se questa nostra testimonianza contribuirà ad aprire un confronto sul tema e a favorire una riflessione da parte dei soggetti interessati, riterremo raggiunto lo scopo di questa lettera.
Enrico Ciampolini e Paola Zubani
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