La maleducazione sale e scende pure in ascensore
Vi racconto un piccolo episodio quotidiano, spicchio e specchio della società attuale. Ore 6.30 stazione metropolitana «Ospedale»: in tre, io e due signore, ci avviciniamo all’ascensore per recarci all’uscita al piano terra. Il saliscendi arriva e cedo il passo alle signore che entrano. Sento un richiamo alle mie spalle e vedo avvicinarsi un signore invalido con la carrozzina elettrica e assieme un bimbo di circa cinque anni seguito da una signora con un passeggino con piccoletto di un annetto. Attendo il loro ingresso ma la prima signora entrata, brescianissima sessantenne, non si sposta di un millimetro evitando l’agevole ingresso del quartetto che ci sarebbe stato comodamente. Alla mia cortese richiesta di mettersi leggermente a lato, questa in un impeto rabbioso scansa tutti e scende dall’ascensore dicendo: «Fatemi passare che io scendo perché voi tutti mi avete già rotto le palle». Non mi è rimasto che augurare alla delicata signora una buona giornata con un sorriso a trentadue denti. In tutta risposta ho subito un gesto ma non mi tange: l’importante è stato aspettare la famigliola che come me si stava recando nel nostro nosocomio.
Paolo Parizzi
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