Lettere al direttore

La città del 1426 e i segni buoni che lascia tuttora

Quando il 10 marzo 1426 Pietro ed Achille Avogadro, unitamente ad altri cittadini di parte guelfa della città, aprono un varco nelle mura di Brescia per far entrare le truppe di Francesco Bussone conte di Carmagnola, per il duca di Milano Filippo Maria Visconti le prospettive di mantenere Brescia svaniscono. Brescia non era una città facile da controllare e governare neppure per i tentativi precedenti operati dalla potente famiglia dei Malatesta. Una città riottosa, anche pericolosa ma, soprattutto, importante per le sue attività mercantili e per la posizione geografica dai confini che la legavano sia alla pianura lombarda sia alle terre tedesche. L’errore principale di Filippo Maria fu quello di imporre alla città un «thesoriero iniquissimo». Tasse insomma, che determinavano un esborso di moneta intollerabile che, sotto traccia, rimane la ragione principale della richiesta di aiuto a Venezia. L’assedio si protrasse sino al 3 ottobre e, dinnanzi al Castello di Brescia, un astuto stratagemma attirò le truppe milanesi in uno scontro perdente e l’intervento decisivo di Carmagnola a Maclodio. A questo punto non rimaneva che orchestrare una pace ed allora interviene l’inviato del Pontefice Martino V, il legato della Lombardia cardinale di Santa Croce Niccolò Albergati che riuscì a comporre il trattato di pace che assegnava Brescia ai Veneziani. Da questa data, novembre 1426, Brescia entrava a far parte della Terraferma veneta sino al 1797, pur con qualche altro tentativo di essere conquistata nuovamente dai Visconti attraverso le truppe del capitano di ventura Nicolò Piccinino nel 1437-1438, stroncato, si dice, per l’intervento di quelli che saranno proclamati santi: Faustino e Giovita, immortalati dal celebre affresco di Giandomenico Tiepolo. Il controllo di Venezia fu mitigato dai patti di annessione che consentivano alla città maggiore libertà di movimento politico-economico. Non è un caso che, da quella data, si conosce un grande sviluppo urbano della città: la costruzione di nuove mura, una grande piazza - Piazza della Loggia - lastricata di mattoni, l’Ospedale grande, il Monte di Pietà e numerosissimi monasteri ricchi di ornamenti preziosi, un aumento della popolazione ad oltre 20mila abitanti. Sarà, con, qualche aggiornamento, la Brescia di oggi entro le mura venete ormai scomparse all’inizio del Novecento.

Maurizio Pegrari

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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