Immobili acquisiti dal Comune: occorre prudenza
Le considerazioni che seguono sono formulate dopo aver assistito personalmente alla seduta del Consiglio comunale di Paratico del 29 luglio 2026, con inizio alle ore 18, nel corso della quale è stata affrontata la questione concernente l’acquisizione al patrimonio comunale degli immobili di via Mazzini, in esecuzione delle note vicende giudiziarie ormai ampiamente conosciute. Senza ripercorrere in questa sede l’intero iter amministrativo e processuale, già oggetto di numerose pronunce giurisdizionali, ritengo opportuno soffermarmi esclusivamente sulle modalità con cui l’Amministrazione ha affrontato il tema nel dibattito consiliare e sulle riflessioni che tale discussione mi ha indotto a svolgere quale docente e professionista con una lunga esperienza nel settore dell’urbanistica e del diritto dell’edilizia. La vicenda impone un atteggiamento di estrema prudenza da parte dell’Amministrazione comunale. L’obbligo di dare esecuzione alle decisioni del giudice amministrativo non esaurisce infatti tutte le conseguenze giuridiche derivanti dall’annullamento del titolo edilizio. Accanto al dovere di ripristinare la legalità urbanistica permane il distinto profilo della possibile responsabilità patrimoniale del Comune per il rilascio di un titolo edilizio successivamente dichiarato illegittimo. Prima di procedere all’acquisizione gratuita del bene ai sensi dell’art. 31 del Dpr n. 380/2001, sarebbe stato opportuno che l’Amministrazione valutasse con la massima attenzione le possibili conseguenze economiche e risarcitorie derivanti dalle proprie determinazioni. Qualora l’impresa costruttrice sia stata dichiarata fallita o sia assoggettata a procedura concorsuale, il curatore, nell’interesse della massa dei creditori, potrebbe valutare l’esercizio di un’azione risarcitoria nei confronti del Comune, ove ritenga sussistenti gli elementi della responsabilità della Pubblica Amministrazione. Sarà naturalmente il giudice competente ad accertare l’eventuale colpa dell’ente, il nesso causale e la misura del danno risarcibile. È quindi possibile che l’acquisizione gratuita del bene non rappresenti la conclusione della vicenda, ma costituisca l’inizio di un contenzioso patrimoniale di rilevante entità, destinato a gravare, in caso di soccombenza, sull’intera collettività. Proprio per tale ragione, ho accolto con forte perplessità la determinazione manifestata dall’attuale Amministrazione nel voler procedere con immediatezza all’acquisizione del bene, senza che dal dibattito consiliare sia emersa, almeno a mio avviso, una approfondita analisi delle possibili conseguenze economiche, giuridiche e patrimoniali di tale scelta. È mia personale opinione che il sindaco, la Giunta e la maggioranza consiliare abbiano manifestato un atteggiamento eccessivamente assertivo, mostrando una sicurezza che, in una vicenda tanto complessa e delicata, avrebbe dovuto lasciare maggiore spazio alla prudenza, al confronto tecnico e all’approfondimento giuridico. Ho avuto l’impressione che l’urgenza di procedere abbia prevalso sulla necessità di valutare con il dovuto rigore tutte le implicazioni della decisione. L’Amministrazione comunale non è una società per azioni nella quale il Sindaco possa operare come un presidente o un amministratore delegato che decide esclusivamente sulla base della forza della maggioranza. Il Comune è un’istituzione della Repubblica che amministra beni, risorse e interessi appartenenti all’intera collettività e deve agire nel pieno rispetto dei principi costituzionali di legalità, imparzialità, buon andamento, proporzionalità e tutela dell’interesse pubblico. La forza di una maggioranza politica legittima le decisioni sul piano democratico, ma non può mai sostituire la necessità di una rigorosa valutazione tecnico-giuridica, soprattutto quando le conseguenze delle scelte amministrative potrebbero tradursi in rilevanti oneri economici a carico della comunità. Per tali ragioni ritengo che, prima di assumere una decisione così incisiva e potenzialmente foriera di ulteriori contenziosi, sarebbe stato doveroso svolgere un’analisi ancora più approfondita, valutando ogni possibile scenario giuridico e patrimoniale. La prudenza amministrativa, in casi come questo, non costituisce un rallentamento dell’azione pubblica, ma rappresenta la più alta forma di tutela dell’interesse generale e delle risorse dei cittadini.
Ezio Cherubino Tengattini
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