Lettere al direttore

Il ritorno del tram e la nostalgia per certa politica

In un suo intervento la sindaca Castelletti, sostiene orgogliosamente il futuro sistema di trasporto cittadino costituito dalla metropolitana alla quale si andranno ad aggiungere due linee del tram, una in costruzione, l’altra negli auspici e si compiace di affermare che Brescia sarà la sola città italiana di 200.000 abitanti con tale sistema. Per quel che può valere il mio parere, non condivido l’entusiasmo. La metropolitana ha, annualmente, un pesante disavanzo di gestione (circa 15 milioni di euro) ripianato per due terzi dal contributo statale e per il rimanente dal Comune grazie agli utili generati dal teleriscaldamento, il quale brucia, ogni anno, circa 800.000 tonnellate di rifiuti, provenienti da mezza Italia, con ovvie ricadute sulla qualità dell’aria nonostante l’eccellenza dei sistemi di filtrazione, mentre i cittadini non hanno alcun beneficio in termini di costo dell’energia, che pagano a tariffe di mercato. Per paradosso, direi che stipulando un contratto di fornitura si sottoscrive un patto leonino. Ciò detto, non posso che esprimere grande apprezzamento per la lungimiranza di chi promosse, «temporibus illis», il teleriscaldamento. Quella fu grande politica; la politica dell’«homo faber», non del «legatus ad publicas rationes», cioè di pura immagine. Saremo la sola città con tale sistema di trasporto? Per l’appunto! Brescia, nel primo ’900, aveva più linee tramviarie, dismesse totalmente nel 1954 perché obsolete. Vogliamo tornare al passato remoto? Non ci si chiede perché nessuna altra città ha pensato di far passare un mezzo tanto impattante e vincolante in strade larghe 6 metri, anziché menarne vanto? Ripristinare il tram, a settant’anni di distanza, è primeggiare? Chi vivrà, non io che ho ottantaquattro anni, vedrà! Nell’attesa, suggerisco un motto per i patinati «render» promozionali dell’Amministrazione destinati ai cittadini: «Avanti, rinculando!».

Pietro Pelis

Caro Pietro, dare voce al dissenso è uno dei compiti di ogni giornale che si rispetti, oltre che il motivo stesso per cui i regimi democratici producono migliori risultati rispetto a quelli totalitari: le critiche sono lo scoglio che permette alle onde del mare di arrivare in alto. Chiuso il fervorino, entriamo nel merito, confessandole che non siamo d’accordo con lei sul giudizio negativo al progetto del tram. Non perché abbocchiamo al fascino dei «render» promozionali - anzi, di quelli diffidiamo, avendo avuto esperienze negative e guardandoli con sospetto - bensì per l’impatto che opere simili hanno avuto in altre città, con progetti osteggiati all’inizio, massacrati in corso d’opera (cantieri e lavori sono sempre sale sulla carne viva) e apprezzati alla fine del percorso, quando i benefici sono stati evidenti e il resto rumore di fondo. Di certezze però non ce ne sono, giusto ammetterlo. Per simili imprese esiste un margine di azzardo e chi amministra paga sempre dazio, qualsiasi scelta faccia, compresa quella di non scegliere, di fare nulla, praticando l’immobilismo. Personalmente preferiamo invece chi ci prova, si assume responsabilità, è tentato da una visione, pratica una strategia, sfidando il rischio. Questo in linea di principio, che è il campionato che giochiamo noi, non avendo incarichi amministrativi e sapendo quanto sia friabile il costone a picco delle previsioni sul futuro. «Chi vivrà vedrà», su questo ha ragione in pieno. Confidando che si risolvano i primi inciampi burocratici, che in settimana grazie al lavoro della collega Nuri Fatolahzadeh abbiamo rivelato. A dimostrazione che un conto sono le opinioni e l’assenza di pregiudizio, un altro il resoconto puntuale dei fatti. Questo per assicurare che, proprio non avendo preclusioni di sorta, di sconti non ne facciamo. Che la vera stella polare non è avere ragione o dare torto, bensì il bene concreto della città, dei luoghi che abitiamo.
P.S. Dimenticavamo un aspetto non banale: la sostenibilità economica. Che preoccupa, è vero, ma non può costituire l’unico elemento dirimente. Così come non si può definire «costo» ciò che invece costituisce un «investimento», né il criterio del denaro può sovrastare quello della vivibilità, del risparmio in termini di ambiente, salute, tempo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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