Lettere al direttore

Il difficile equilibrio fra umanità brutale e luci di speranza

Han voglia tuttologi e conferenzieri di insegnarci che no, non è vero che l’umanità è per sua natura brutale, aggressiva, arraffona, furba, insaziabile, sessista, diffidente del diverso e del nuovo, sostanzialmente razzista, potenzialmente omicida. Salvo eccezioni rare, lo è geneticamente, tutta quanta, da svariate migliaia di anni. Ogni disciplina più o meno imposta e più o meno secolare, che sia riuscita a reprimere alcuni di questi impulsi da un lato, ne ha sempre lasciati scoppiare altri dall’altro lato. Ma la storia di questa umanità ha dimostrato che nessuno di questi difetti grossolani sa costruire benessere, se non per un singolo, o per gruppi molto, molto ristretti di persone. Da quando abbiamo cominciato a governare la natura e sono nate le civiltà, abbiamo visto infinite volte che questi impulsi messi al potere portano, prima o poi, all’autodistruzione e al suicidio. Quindi li controlliamo, se possibile li detestiamo. Purtroppo, le leggi del più forte, del più abile, del più ricco, continuano a prevalere su quelle della tolleranza reciproca e del valore inestimabile e incontestabile di ogni singola persona. E qualsiasi causa, anche buona, ci autorizza d’improvviso a giustificare impulsi di potere e di violenza, dal più evidente al più subdolo. Una luce (tanto da sembrare sovrumana) è sempre stata l’arte: la nostra capacità di raccontare la storia dell’umanità usando la potenza delle emozioni; le nostre doti nel creare bellezza, di figure, forme, canto e musica. Da sempre, l’arte contrasta il peggio di noi facendoci sentire la sua mancanza quando il peggio prevale. Da sempre, l’arte si sprigiona feconda quando l’umanità non è repressa, soggiogata, annichilita, schiava, annullata. Un’altra luce (ma forse è la stessa) ha condotto l’umanità nel tempo attraverso il buio del dolore e del mistero, grazie a un’idea sacra di umanità e grazie a un principio di non solitudine assoluta, di mistero accessibile. E poi c’è la luce della natura, della sua forza, della sua parte vivente e cosciente (noi). C’è la luce della certezza che nessuna macchina potrà mai essere di più delle potenzialità di una persona. Non saprei dire se, in fondo, le leggi del diritto e della democrazia siano state costruite e consolidate come feritoie di antichi muri per assicurarci sempre un poco di questa luce. Purtroppo non conosco la filosofia, men che meno la filosofia che forse potrebbe dimostrarlo. Però non ho dubbi: la democrazia e il controllo costruttivo dei nostri impulsi negativi hanno sempre generato mondi migliori. L’equazione secondo cui questo mondo di democrazia e tolleranza è fallito, e quindi non ci resta che affidarci ancora ai nostri impulsi primordiali, è un’equazione sbagliata. Se è vero che il mondo moderno dei Paesi cosiddetti occidentali sta fallendo, lo è soltanto perché nel suo ventre hanno continuato a scorrazzare incontrollati e mascherati gli impulsi peggiori. Il corpo originale era buono, è ancora buono. Il cambiamento climatico che stiamo soffrendo, i suoi effetti devastanti che con impeto cercano di riportare all’equilibrio ciò che è stato alterato troppo in fretta, assomiglia tanto all’intenzione aggressiva di molta politica mondiale, che vorrebbe riportare il pianeta all’ordine, alla giustizia (quella della gerarchia del più forte o quella cieca del dente per dente) e alla sicurezza. In verità non c’è niente di più lontano: la natura può sempre procedere solo in avanti (è il secondo principio della termodinamica), contare su forze umane brutali del passato è invece sempre una evidente e deprecabile regressione a un’umanità condannata e senza qualità.

Gianmario Gerardi

San Zeno Naviglio

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