Lettere al direttore

I-Maya, da 64 anni nel segno di sapori, amicizia e allegria

Era il 7 novembre 1962 quando attorno ad un consunto tavolo di noce, nella fumosa cucina del Rosso, trattoria in Valsorda, un gruppetto di 10 giovani buontemponi decise di costituirsi in sodalizio. Per la verità l’idea era in gestazione già dal tempo del bertagnì del Cantinù di via Adua (ora Felice Cavallotti). Gli scopi del sodalizio erano impliciti fin dall’inizio, ma si trattava di ufficializzarli con uno statuto e, soprattutto, dare un titolo a quello che sarebbe diventato un Club. A maggioranza, venne adottato I-Maya che, in quell’alfabeto, corrisponde alla data di fondazione del Club, oltreché, spostando l’accento, sottintendere clamorosi convivi. Fu così che il 1° febbraio 1968 nello studio del dottor Emanuele Filiberto Folloni, notaio in Brescia, venne ufficializzato in 37 articoli lo Statuto del Club dove all’articolo 2 si legge: «L’Associazione... si propone di stabilire o rinsaldare vincoli di amicizia fra i soci». Contributi a rinsaldare furono certamente i convivi bimensili ma, ancor più, lo spirito goliardico nato nelle aule degli atenei, che fu ed è ancora alla base dello «spirito Maya», canzonatorio, critico, contestatore. E fin qui lo spirito, ma la carne? La carne e non solo, venne ricercata nel corso degli anni, anche in luoghi un tempo noti: il Rosso, Cavallino di corso Garibaldi, Gottardino sui Ronchi, la Pergolina di via Musei, Maria Catia di S.Eufemia, da Benedetto di Barghe. La spesa media per pasto fu, nel 1962 di 1,70 euro mentre nel 2025, di 40,60 euro cioè 23,9 volte! E a proposito di Maria Catia: sul GdB del 24 aprile 1986 uno spiritoso articolo del dottor Tamagnini, parla di lei, del Club e dei suoi soci. Ad oggi ne sono «transitati» 79, molti dei quali noti nel mondo delle professioni e dell’imprenditoria, accomunati da quello spirito che è ancora «spirito Maya». In vista del compimento del 64° dalla fondazione del Club io, che ne sono il decano, guardo con tenerezza stasera quei vecchi amici, un po’ sordi, un po’ zoppicanti, un po’, sì un po’ anche di quello, mentre mi viene in mente Petrarca con i suoi Trionfi, soprattutto il quinto, che parla del Tempo, perché sarà lui, il Tempo, a decidere di noi e del futuro del Club.

Paolo Minucci Teoni

Brescia

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