Lettere al direttore

I confini sono barriere, ma sono anche dei limiti?

Il confine è una invenzione umana. È una barriera solida, ma basta anche un segno, un colore, un panno all’aria per avvertirti che di qua ci sei tu e al di là altro da te. Cinge e identifica una proprietà, ma pure un modo di vivere, una cultura, una civiltà. Va guardato con rispetto, ma la storia dice di quanto sangue s’è sparso su di lui per l’insaziabile desiderio di possesso dell’uomo. Il limite è connaturato all’uomo, che non se ne avvede se nessuno glielo indica. È più fermo di ogni confine alzato dall’uomo e non si palesa che a colui che osa andare oltre, superando la paura del nuovo e del diverso. Nessuno si avvede della sua forza, né della sua ampiezza. È invisibile ai più ma, visto, viene accettato come naturale. Quanti ne ha superati Odisseo prima di giacere con l’amata sul grande letto da lui fissato al tronco del vecchio ulivo con robusta cinghia di cuoio? Il limite non ti dice nulla; tace sino a che non lo superi ed allora può castigarti con la crudeltà del rimorso o, più di rado, premiarti per l’audacia. Il più invisibile e anche il più oppressore dei limiti viene dato ad ognuno senza avvertenza: luogo e data di nascita te lo addossano. Nato là, in quel giorno, parli quella lingua, assumi quei pensieri, quel modo di vivere. Sei di religione cattolica e ne canti le liturgie. Ti senti sicuro: la comunità ti protegge, la tua vita si svolge entro i limiti che trovi e dei quali neppure te ne avvedi. Eppure le due grandi realtà di cui si abbevererà la tua vita, la religione e la politica, il cielo e la terra, l’inconoscibile e il pane quotidiano, richiederebbero tutta la tua attenzione per comprenderle e farle tue. E se fossi nato a Benares? O a Riad? Il vero limite dell’uomo è il timore del mutamento, del non essere più riconosciuto dalla comunità. La natura, o la convenienza, o la pigrizia intellettuale sono gabbie terribili, ma la vita vissuta ti dà la chiave per aprirle, se tu lo vuoi. E così ragionando, sopravviene il ricordo di una lunga amicizia. Dopo incontri piacevoli, discussioni di politica, vivaci ma rispettose sempre, egli ricorre alla sua arma migliore; un largo sorriso e: «Hai ragione, ma io rimango comunista». Come valutare quella illogica conclusione? Non saprei, ma constato che superare i limiti che il caso o il fato ci hanno imposto è cosa eroica, data a pochi. Così accettiamo di essere parte di un Paese cattolico quasi senza cattolici. Così in politica, sepolto Marx e oscurato Lenin, il Pd potrà contare, ancora per una decina d’anni, sulla fedeltà di quel 15% di elettorato cresciuto nel Pci. Arriverà mai la liberazione da confini e limiti? Solo il singolo uomo potrebbe farlo, ma è un uomo.

Elio Marniga

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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