Guardia medica. Servizio da lodare e preservare
Qualche giorno fa, dopo avere trovato chiusa la Guardia medica in un orario in cui sarebbe dovuta essere aperta e non potendo attendere la richiamata del medico di turno, messo in difficoltà dalla inaspettata (dis)continuità assistenziale, chiedo venia per il prefisso di negazione, son dovuto correre al Pronto soccorso. Qua fortunatamente i medici e tutto il personale sanitario ci mettono veramente la faccia, la testa, le braccia. Bisogna aspettare il proprio turno, dettato dal metodo di valutazione denominato «triage» (dal francese «trier» che significa «scegliere, smistare») che «ragiona» non sulla base di chi vi giunge per primo bensì prima di ogni altra cosa la gravità dei sintomi e la conseguente urgenza delle cure da praticare e le medicine da somministrare; non è solo ragionevole, soprattutto è umanamente condivisibile. Qua dentro il mondo cambia, in modo radicale e per chiunque, la vita assume priorità mai altrettanto soppesate prima se non addirittura sottovalutate. Il mio sogno è che a queste strutture, ma non solo, non mancassero mai sia il personale che il supporto finanziario per poter funzionare al meglio perché per tutti sarebbe l’incubo peggiore il contrario. Al mio ritorno ripasso senza volerlo davanti alla Guardia medica, le luci sono ancora accese e il cancello sempre chiuso. Fuori una mamma col suo bambino sta telefonando, non è dato sapere se impegnata in una anamnesi sbrigativa o un’improvvisata diagnosi online o magari ancora nella vana attesa di riceverle entrambe.
Giuseppe Agazzi
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