Lettere al direttore

Energia nucleare: i benefici e le colpe di chi disse no

Negli ultimi mesi è ritornata argomento del dibattito pubblico la necessità di dotare il Paese di centrali nucleari per garantire una fornitura energetica stabile e competitiva. Nel 2011, il referendum ha nuovamente escluso il nucleare dal panorama nazionale, una scelta sostenuta soprattutto dagli elettori delle forze progressiste. Una decisione che oggi appare ancor più discutibile: l’Italia è infatti circondata da impianti nucleari attivi, numerosi in Francia e presenti anche in Svizzera. L’energia prodotta internamente o importata ha costi nettamente superiori rispetto a quella nucleare, comprimendo la competitività delle imprese italiane rispetto ai concorrenti esteri che possono contare su una fornitura più economica e stabile. Ne sono derivati minori investimenti, un rallentamento nell’apertura di nuove attività e, in molti casi, delocalizzazioni o richieste di sostegno pubblico per evitare la chiusura. Anche i lavoratori hanno pagato il prezzo di questa scelta. Esiste una correlazione strutturale tra costo dell’energia, margini aziendali, produttività e salari: quando l’energia è cara e instabile, le imprese riducono investimenti, frenano la crescita e non riescono a migliorare le retribuzioni. Di fronte al problema dei bassi salari, alcune forze politiche propongono oggi una tassa patrimoniale per finanziare interventi a favore delle fasce più deboli. Ma si tratta di una misura puramente redistributiva, incapace di generare nuova ricchezza. Per aumentare salari e benessere occorre intervenire sui nodi strutturali, a partire da un sistema energetico efficiente e stabile. Tra le forze politiche che oggi denunciano con maggiore insistenza il problema dei salari troppo bassi figurano proprio quelle che, nel 2011, spinsero il Paese a rinunciare al nucleare, contribuendo così alla costruzione di un sistema energetico strutturalmente più costoso. Una scelta rivelatasi miope e onerosa, della quale è opportuno ricordare con chiarezza responsabilità e conseguenze.

Damiano Ferrari

Brescia

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