Lettere al direttore

Di Battista nel mirino della rabbia

Condivido con voi e i lettori questa mia esternazione che potrà lasciare il tempo che trova o trovare approvazione; d’altronde ciascuno ha il diritto di avere la propria opinione. Di Battista colpe non ne ha o perlomeno non quante gliene vorrebbero affibbiare i più accaniti detrattori degli ultimi avvenimenti che lo hanno reso protagonista suo malgrado. Non è lui il «colpevole» semmai il capro espiatorio. Ci fosse stato al suo posto un individuo comune, per non parlare di un bambino o una persona malata e non un politico (ex o ancora in carica poco importa) nessuno avrebbe mosso obiezioni né sollevato polveroni. Al contrario avremmo udito solo apprezzamento per quanto il nostro Stato riesce a dimostrare nei momenti di crisi. Ma lui non è una persona comune, ammettiamolo, ancor meno priva di mezzi, possibilità, agevolazioni. Questo è uno di quegli episodi che, se non rappresentano la goccia che fa traboccare il vaso, fanno tuttavia da scintilla a un’altra delle innumerevoli situazioni esplosive che vedono e troppe volte confermano l’enorme, incolmabile e irreparabile discrepanza tra l’uomo della strada e le classi politiche tutte che dovrebbero rappresentarlo e proteggerlo ma, al contrario, una volta raggiunto il potere se ne scordano tanto velocemente da far sembrare rallentato un missile. Lui si è ritrovato a essere l’uomo sbagliato nel posto e nel momento sbagliato ed è tornare a odorare il mai sopito odore di privilegi indiscussi dei soliti noti paragonati alle difficoltà insanabili di cittadini ignoti che suscita lamentele e perplessità, al punto da far passare sopra a buonsenso e persino quella umanità che invece da tempo immemore contraddistingue la nostra gente. Ricordiamolo, essa non è egoista, cattiva o insensibile ma solo amareggiata, spazientita e soprattutto preoccupata, troppe volte per se stessa.

Giuseppe Agazzi

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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