Lettere al direttore

Chi inquina paga anche grazie ai cittadini «green»

Da lettore assiduo ho letto con molto interesse il servizio del 27 settembre relativo al principio «chi inquina paga» analizzato dalla Commissione Ue. Nell’articolo si cita giustamente il caso Caffaro e la storica sentenza della Cassazione che ha confermato la condanna a 453 milioni di euro. Questo risultato, tuttavia, non è piovuto dall’alto. Esso è il frutto di oltre vent’anni di monitoraggio civico, iniziato dal Comitato popolare guidato dal prof. Marino Ruzzenenti, che portò alla nascita del Sito di Interesse Nazionale (Sin). Si tratta di un impegno dal basso che oggi trova un autorevole riconoscimento normativo nella Direttiva Ue 2024/1203 (articoli 14 e 15), la quale valorizza e tutela espressamente il ruolo dei cittadini nella denuncia dei reati ambientali. Questa forma di cittadinanza attiva e custode del territorio è la stessa che ha animato la nascita di Rete Ambiente Lombardia nel 2020. Questa realtà che riunisce decine di comitati e associazioni è stata fondata da prof. don Pietro Lorenzo Maggioni, stimato delegato per l’enciclica Laudato si’ del nostro Arcivescovo Metropolita della Lombardia. Don Lorenzo, prima di passare il testimone all’On. Marco Pezzoni, ha coordinato la stesura di una Carta d’intenti che unisce le anime laiche e confessionali della nostra regione in un «patto sociale» per la cura della casa comune. Per don Lorenzo, l’impegno ecologico non era una moda, ma una declinazione concreta della giustizia sociale e della difesa dei più deboli. Esempi di questa eredità spirituale e civile sono il lavoro di Italo Bigioli sul caso Selca nel monitoraggio delle acque e il recente presidio del 9 settembre scorso davanti al Tribunale promosso da Rete Ambiente Lombardia. In quell’occasione è stata chiesta l’applicazione rigorosa del principio «chi inquina paga», affinché i fallimenti societari non diventino una scusa per scaricare i costi della bonifica sulla collettività. Sarebbe di grande valore per la comunità bresciana un approfondimento giornalistico che racconti questa «rivoluzione copernicana» come l’ecologia integrale, vissuta attraverso il monitoraggio civico, possa trasformare la testimonianza dei singoli in tutele giuridiche concrete a difesa della salute e del creato.

Un assiduo lettore quotidiano

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