Caro Alessandro, capisco la rabbia ma è mal posta
Rispondo alla lettera del signor Alessandro, che mi cita direttamente accusandomi di «vittimismo» e «giustizia fai da te». Partiamo dai dati che cita: nel 2025 a Brescia sono morti 8 pedoni e 4 ciclisti. Alessandro usa questi numeri drammatici per sostenere che i pedoni siano gli unici deboli e che chi pedala faccia il vittimista. Dimentica però un dettaglio fondamentale: la totalità schiacciante di quelle 12 vittime è stata travolta da veicoli a motore, non certo da biciclette. Usare i morti causati dalle auto per scatenare una guerra tra utenti fragili è un corto circuito logico clamoroso. Sui tre incidenti che dice di aver subito sul marciapiede: l’inciviltà va sanzionata, senza se e senza ma. Ma se un ciclista sale sul marciapiede, non lo fa per «farsi giustizia da sé», bensì per pura sopravvivenza di fronte a strade modellate come autostrade cittadine. È un comportamento sbagliato verso il pedone, ma è il sintomo diretto di un’infrastruttura fallimentare. E con le imminenti modifiche al Codice della Strada, che depotenzieranno le già scarse corsie ciclabili, la carreggiata diventerà ancora più ostile, spingendo sempre più persone spaventate a cercare riparo dove capita. Alessandro dice che le normative vanno rispettate. Concordo. Ma rispettare le regole non significa accettare il pericolo come inevitabile. Pretendere corsie ciclabili protette e separate è l’unico modo per togliere le bici dai marciapiedi e restituire ai pedoni la sicurezza che meritano. Caro Alessandro, la tua rabbia è comprensibile, ma la stai indirizzando contro il bersaglio sbagliato. Anziché farci la guerra tra noi, unisciti a chi chiede infrastrutture adeguate: è l’unico modo per permettere a te di camminare senza ansia e a chi pedala di tornare a casa intero.
Roberto
Un lettore e genitore
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