Bulli feroci? Un sogno: a servizio di chi ha bisogno
Mi ha turbato molto l’articolo pubblicato domenica 2 agosto, con il titolo «Bullismo a scuola su un disabile. Due indagati». Si tratta di fatti accaduti nel Modenese tra febbraio e maggio, con due studenti di 16 anni che avrebbero bullizzato, maltrattato e torturato uno studente minorenne con disabilità, insultandolo e sbeffeggiandolo, prendendolo a calci e pugni; e sarebbero arrivati a provocargli delle bruciature in più parti del corpo, utilizzando una comune matita riscaldata con un accendino. Confesso che non riesco a capacitarmi di tanta ferocia prolungata e ripetuta. I fatti sono accaduti in una scuola alla quale erano iscritti tutti e tre, al cambio d’ora o negli spogliatoi della palestra, mentre in classe il disabile veniva preso in giro da tutti. Ma è possibile che fra gli altri studenti di quella scuola non ci sia stato nessuno capace di difendere quel loro compagno, o di rivolgersi agli insegnanti per far cessare il comportamento odioso di quei due sedicenni? Perché il silenzio e lo sguardo rivolto altrove diventano complicità. Io su questa tragedia ho fatto un sogno, in cui i due sedicenni venivano condannati a passare il sabato e la domenica presso strutture ospitanti persone con disabilità fisica impossibilitati a muoversi. Aiutandoli a mangiare e nell’igiene personale e a costruire con loro percorsi relazionali con un briciolo di umanità. Per tutto il tempo necessario per capire quanto sono stati malvagi, con valutazione di uno psicologo. E ancora nel sogno, per quelli che hanno guardato altrove, venivano organizzati per le classi di quella scuola momenti di incontro e di relazione con persone disabili, col supporto di psicologi. Per fare loro capire che l’uguaglianza fra gli umani non è solo prevista dalla nostra legge fondamentale, ma può essere una occasione importante di conoscenza, di crescita e di arricchimento. Perché queste persone ci possono regalare tanto, con i loro sorrisi, la loro sensibilità, la loro intelligenza, le loro difficoltà; insegnandoci a capire l’importanza di una umanità più giusta e solidale. Nel sogno infine, al termine dei percorsi sopraindicati, gruppi di studenti di quella scuola, «dopo aver capito», costruivano autonomamente percorsi di inclusione sociale con persone fragili fisicamente, cognitivamente ed economicamente. Certo, sarebbe molto bello non restasse solamente un sogno, con persone che cessano di rivolgere lo sguardo altrove, iniziano ad abbattere il muro dell’indifferenza e a costruire ponti sui valori e la ricchezza delle diversità.
Vito Lancellotti
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