La bellezza nel quotidiano

Nulla può essere guarito finché resta mascherato

In un’epoca in cui il velo delle menzogne cade, siamo chiamati a spogliarci dell’inessenziale e ad affrontare il vuoto per riscoprire chi siamo davvero
Persone mascherate
Persone mascherate

C’è un istante sospeso, nel confine incerto tra il declino della notte e il primo urlo dell’alba, in cui il mondo sembra perdere ogni colore artificiale.

Rudolf Steiner lo aveva visto già nel 1914 quando, confrontandosi con la saggista tedesca Adelheit Petersen, descriveva un tempo in cui l’architettura delle nostre certezze si sarebbe sbriciolata come gesso vecchio. «Quando tutto quello un giorno sarà finito, allora tutto sarà così completamente diverso che non mi capireste se volessi descrivervi come sarà» affermava.

Steiner parlava di noi. Oggi. Noi figli di questo «diverso», viandanti tra le macerie di un’epoca che per secoli ha imbiancato a calce le proprie ferite, le istituzioni e gli amori stanchi. Ma il fondatore dell’antroposofia ci avverte: «L’umanità è entrata in una fase del suo sviluppo dove il male e la menzogna devono diventare visibili. Tutta l’imbiancatura che nasconde le condizioni di vita – dice – cadrà».

Il male, l’orrore e quella menzogna che Steiner definisce il «male primordiale» devono emergere non per annientarci, ma perché nulla può essere guarito finché resta mascherato. È una battaglia che si consuma nel dolore e nel silenzio. Un tempo in cui «non ci saranno più freni» e dove ogni legame, ogni famiglia, ogni struttura sociale sarà costretta a mostrare il proprio volto autentico. È l’ora della grande spoliazione.

In questo naufragio di apparenze, Steiner ci consegna l’unico salvagente possibile: la capacità di «distinguere l’essenziale dall’inessenziale, sia fuori che, soprattutto, dentro di sé», ammonendoci a non soccombere alla «più terribile tentazione»: aggrapparsi ai relitti dell’inessenziale per il terrore di affogare nella verità.

Cos’è per noi, oggi, la verità? Un pericolo che fa tremare i castelli di carta in cui ci siamo tristemente accomodati? E se, invece di lottare per sorreggere le nostre finzioni, investissimo ogni energia nell’imparare a respirare in modo nuovo?

Osserviamo i nostri giorni, i nostri legami, le nostre paure, ma guardiamole con occhi nuovi. Perché la verità è semplice, brutale e bellissima. Chiediamoci, una buona volta, cosa è essenziale per noi ricordandoci che l’essenziale è ciò senza cui non potremmo vivere, mentre l’inessenziale è ciò che potremmo perdere senza morirne.

Lasciamo quindi che ogni sovrastruttura si schianti al suolo, che il vecchio mondo si spenga nei nostri occhi sotto i colpi degli ordigni e dei tradimenti. Ci sentiremo esausti, nudi. Di più. Vuoti. Ma il vuoto è indispensabile; è lo spazio necessario affinché la nostra vera essenza possa affiorare. E respirare.

Se il mondo intero sparisse in un soffio, cosa resterebbe di noi? Se la risposta è Amore, Luce, Verità, allora abbiamo già vinto perché tutto il resto era solo gesso, e il vento se lo sta già portando via per restituirci la libertà di essere Chi siamo. Sì perché noi non siamo le nostre ferite, i nostri ruoli, i nostri averi. Noi siamo la scintilla divina che sopravvive al naufragio e che, nella notte buia del cuore lacerato, respira il vuoto come fosse aria pura… perché è nell’oscurità più profonda che il salto di coscienza diventa possibile. E succede quando l’oro dell’anima impara finalmente a diventare sole.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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