Non serve parlare la stessa lingua quando si ha lo stesso passo

Quei due non sono mai stati due metà che si completano, ma due interi che, scegliendo di non lasciarsi mai, hanno fuso i rispettivi «Io sono» in un unico «Io siamo» inteso come «Sì-amo»
Non serve parlare la stessa lingua quando si ha lo stesso passo
Non serve parlare la stessa lingua quando si ha lo stesso passo
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Come fanno? Lei adora viaggiare, visitare musei. Lui no. Lei ama esplorare i misteri dell’anima. Lui no. Sono come lingue straniere che non hanno parole in comune, ma che si sono inventate un terzo alfabeto per capirsi.

Lui è appassionato di numeri: apre un bilancio e ne cattura al volo ogni dettaglio. Lei no. Lui è l’inchiostro, il segno deciso e scuro, lei la pagina bianca, lo spazio aperto e silenzioso. Incontrandosi sono diventati una storia.

Esplosivo e geniale, lui entra nel magazzino di un’azienda e, fra migliaia di articoli, intuisce al volo lo scaffale sul quale mancano pezzi. Lei no.

Come fanno? Non hanno niente in comune, ma condividono gli stessi valori: il non giudizio, il perdono, la bontà, l’altruismo, la complicità, l’unione familiare e l’infinita voglia di ricominciare dopo gli innumerevoli «Non ti sopporto più» che si lanciano a vicenda: ecco come fanno.

Li osservo camminare per le vie di Roma tenendosi per mano. Scherzano. Talvolta la sera, a letto, ridono a più non posso e io mi dico: due cuori che si divertono così dopo cinquantacinque anni di matrimonio e quattro di fidanzamento, non sono forse l’unica forma di eternità che ci è concesso toccare? Che sia una sorta di equilibrio astronomico, il loro, come il solstizio e l’equinozio che, pur abitando stagioni opposte, si cercano per dare un senso al tempo?

Lui oggi sogna una fattoria didattica. Lei non ne vuole sapere. Eppure dove c’è uno c’è l’altra.

Incontrarli è un'ondata di bellezza che ti resta dentro. Passeggi per la Capitale sotto un azzurro smaltato che sovrasta i tetti e ci sono quei due e il loro incessante inventarsi nuovi modi per abitare il miracolo della vita. Ti chiedi se la ricetta sia un mix di intelligenza, generosità e follia, se esistano la fortuna o il fato, e perché potenzialità simili portino uomini e donne a destini opposti. Di colpo le domande tacciono: quando una coppia è benedetta dall’Amore, non c’è nulla da capire e nemmeno da spiegare.

Davanti ad un caffè ti raccontano di aver sperimentato vette stellari e tonfi abissali, ma tu senti che non è questo il punto. Il punto è che oltre il fango della sconfitta o l’abbaglio della gloria è sempre regnata incontrastata la fedeltà ai valori fondamentali. Ma c’è dell’altro: quei due non sono mai stati due metà che si completano, ma due interi che, scegliendo di non lasciarsi mai, hanno fuso i rispettivi «Io sono» in un unico «Io siamo» inteso come «Sì-amo», cioè, amo veramente e creo consapevolmente un’unione che effonde amore sulla coppia, sui figli, sul prossimo.

Mentre il mondo è dilaniato dalle diversità dei punti di vista, loro calpestano l’asfalto della Città Eterna allo stesso ritmo insegnandomi che non serve parlare la stessa lingua, quando si ha lo stesso passo.

Li guardo allontanarsi tra i riflessi del tramonto; sono la prova che le differenze non dividono, se diventano l'incastro perfetto di un disegno più grande e che, quando l’amore non è una meta da raggiungere, ma un modo di procedere, la polvere dei giorni diventa sorridente eternità domestica.

Cinquantanove anni di strada e non hanno ancora smesso di correre: lui verso il futuro, lei verso di lui. Entrambi verso lo stupore di domani.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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