Mi è stato chiesto, di recente, quale fosse l’ingrediente principale della Mediazione Familiare, quel quid che la distingue da tutti gli altri percorsi di risoluzione dei conflitti. Certamente la stanza, luogo dedicato, segreto e protetto per l’ascolto delle emozioni. Tuttavia è il Tempo che consente di far luce e chiarezza sul perché il conflitto è sorto e sulle ragioni della dissoluzione del rapporto. Un disvelarsi che emerge dal clangore ottuso della rabbia e del rancore, ripercorrendo in un tempo dedicato l’intera storia della coppia.
Una storia che non è mai un fatto privato, perché al suo interno vive una brulicante moltitudine di personaggi. Siamo propensi sempre a pensarci unici. Io sono. Tu sei. Io sono fatto così, lui è fatto così. Théodule Ribot, Pierre Janet e Alfred Binet ci hanno invece rivelato come noi si sia in realtà abitati da una «confederazione di anime» che, di volta in volta, si pongono sotto il controllo di un «io egemone» predominante, che si alterna, spodestandolo, al precedente. Una teoria psicologica, ripresa anche da Nietzsche e Bergson, protagonista del famoso dialogo fra Sostiene Pereira ed il dottor Cardoso nell’omonimo romanzo di Tabucchi.




