La bellezza nel quotidiano

Fidarsi è il primo passo per cogliere l’amore che ogni dolore contiene

Cosa fare quando tutto sembra condurci verso il baratro. La storia di Claudia ci insegna almeno tre cose
Bianca Brotto

Bianca Brotto

Commentatrice

Una mascherina di stoffa - Foto unsplash.com
Una mascherina di stoffa - Foto unsplash.com

Siamo nel 2020. Viene licenziata dall’oggi al domani, Claudia, perché i figli dell’anziana presso la quale è colf e badante, possono occuparsi della madre dovendo chiudere l’attività causa avanzare del Covid. Pochi giorni e la donna si ritrova con due euro in tasca e dieci euro in banca. Non è la prima volta che la povertà viene a trovarla, ma quel che sta per accadere ha dello straordinario.

Dopo averle tentate tutte, Servizi sociali compresi, alcune amiche fanno una colletta di mille euro e gliela consegnano. Claudia rifiuta l’aiuto perché sente che non è la soluzione; ci è già passata da quel tipo di sostegno e, visto che il «calcio della vita» ritorna, sa che accettare la busta non le permetterà di estrapolare l’insegnamento evolutivo che quella lezione porta con sé. Stavolta starà occhi negli occhi con la paura per affrontarla, fino in fondo. Le ore scorrono buie, terribili. La sessantenne si gratta la fronte fino a scarnificarla. Piange percossa da un grido violento, ma resta ferma a osservare il suo terrore.

Un raggio di sole filtra dalla finestra e colpisce la vecchia macchina da cucire. Tutt’intorno alcuni pezzi di stoffa, ai quali Claudia stava lavorando, luccicano. La gatta fa un balzo e prende posto sui brandelli variopinti. È così bella, la micetta, che Claudia d’impulso le scatta una foto che mette su un gruppo whatsApp. Subito reagisce una tal Petra che, adocchiati i tessuti, scrive: «Perché non mi fai alcune mascherine con quelle fantasie? Invece di comprarle on line a cinque euro, le compro da te».

Claudia: «Come si fanno?». Petra: «Guardati un tutorial». Claudia ascolta il consiglio e si mette all’opera confezionandone, quella notte, ben sei. All’indomani Petra non solo non le risponde più, ma posta sui social un video nel quale lei stessa cuce le proprie mascherine. Claudia è scorata, ma un’amica giornalaia si propone di esporre le magnifiche sei in edicola. Un’ora dopo: «Fanne altre - le scrive - vanno a ruba!».

Sospinta da un vento carico di entusiasmo, Claudia inizia un incessante taglia e cuci. «Cinque euro alla volta, ho fatto un sacco di soldi - racconta - riuscivo a produrne 15/20 al giorno e per un mese e mezzo erano subito vendute. In seguito hanno iniziato ad essercene molte in giro, la mia vecchia macchina da cucire si è rotta e a me hanno offerto un posto di lavoro, che ho adorato, in una Casa di riposo».

Ci sono tre perle in questa storia. La prima. Petra: a volta la vita si avvale di personaggi miseri per recapitarci messaggi salvifici. La seconda. Avere il coraggio di stare con il proprio dolore ce lo fa incontrare impedendogli di paralizzarci e permettendoci altresì di estrarre l’opportunità che incapsula. La terza. Non siamo soli: c’è sempre un raggio di sole che illumina la macchina da cucire della nostra vita ma siamo noi, e solo noi, che possiamo decidere di seguire quella luce per farci guidare.

Il resto arriva da sé. Puoi chiamarlo Provvidenza, fortuna, destino, tu chiamalo come vuoi ma fidati, qualunque cosa accada, tu fidati… perché è il primo passo per cogliere l’amore che ogni dolore contiene.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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